Giovani, la silenziosa ribellione alla Fase 2

Finito il lockdown duro da Fase 1, i ragazzi si sono illusi che tutto sarebbe tornato “come prima”. E hanno cominciato a infrangere i divieti. Nel disinteresse totale del governo

Hanno fatto scandalo le foto dei Navigli di Milano pieni di giovani che si ritrovavano per lo spritz. Situazioni simili si sono presentate un po’ in tutta Italia: dalla movida di Bari fermata dalle forze di polizia agli adolescenti ritrovatisi a Prato Della Valle a Padova, passando appunto per Milano e finendo alle risse fra bande rivali nei quartieri più periferici di Torino, la Fase 2 per i giovani italiani non è stato un momentaneo allentamento delle restrizioni, ma un via libera a tornare alla socialità pre-pandemica.

Ci si può stupire di questo fenomeno di disobbedienza silenziosa di massa solo se non si guardano i dati: secondo un’indagine appena pubblicata da un team congiunto delle università di Oxford e Padova, l’85% dei giovani soffre di fenomeni d’ansia, depressione, disordini del sonno e alimentari dovuti ai due mesi di lockdown. Una percentuale del 20% superiore a quella degli adulti, e non è difficile capire il perchè: le scuole e le università hanno chiuso subito, gettando adolescenti e post-adolescenti fuori dai loro legami sociali abituali; molti universitari e post diplomati si pagavano gli studi e/o il co-housing con amici lavorando nel settore ristorazione e turismo, due ambiti in cui il nero e i contratti a tempo determinato sono diffusissimi. Per loro l’esecutivo ha fatto poco nulla: niente sussidi né tanto meno riqualificazione lavorativa, niente sgravi sulle tasse universitarie o maggiorazioni delle borse di studio, didattica a distanza senza prima assicurare a chi ne doveva usufruire collegamenti internet decenti, dispositivi adeguati (tablet e/o pc), ecc.

I giovani sono stati dunque l’ultima preoccupazione del governo, e se ne sono accorti subito. Essendo generazioni nate con la crisi della politica e la delegittimazione delle istituzioni, non hanno iniziato alcuna protesta di tipo collettivo né tanto meno si sono rivolti alla politica, limitandosi a mugugnare sui social sotto le pagine degli influencer e delle youtuber più seguiti. Per chi studia il mondo giovanile, a preoccupare è stato proprio questo insieme di silenzio assordante dei media mainstream sulla loro condizione e il silenzio in cui si sono rifugiati per due mesi: per 60 giorni hanno osservato disciplinatamente il lockdown senza credere nella sua utilità, seguendo l’esempio di genitori ed insegnanti; nel frattempo la loro interpretazione della quarantena si è evoluta, cristallizzandosi in un’idea che non ha alcuna base scientifica e che i media mainstream hanno condannato a più riprese: finito il lockdown duro con l’inizio della Fase 2, si sarebbe ritornati alla socialità pre-Coronavirus. Poco importa se il virus è sparito o no, se la curva contagi risale o meno: fra i giovani i negazionisti e i complottisti sono pochissimi, la maggior parte non ha alcuna idea precisa su quale sia la situazione dei contagi e sulla tenuta del sistema sanitario, quello che sanno è che la loro parte l’hanno fatta, adesso li si lasci vivere come prima senza chiedergli altro.

Se vogliamo trovare un appiglio razionale a questa posizione in apparenza folle, dobbiamo tenere conto che sotto i 50 anni, il Covid ha tassi di letalità pressoché nulli, così come i ricoveri fra adolescenti e post-adolescenti sono stati rari, essendo la loro fascia d’età per lo più asintomatica. L’idea quindi che il virus sia in fondo un problema da “vecchi”, e che devono essere loro a soffrire le restrizioni per combatterlo, è diventata tanto diffusa quanto meno è stata discussa al di fuori di chat Whatsapp, storie Instagram, video su Tik Tok. Nel frattempo l’esecutivo di Giuseppe Conte ha preferito allentare la maglia dei controlli, evitando di infierire sulle mille piccole trasgressioni dei ragazzi: fra appuntamenti ai giardinetti senza mascherine, feste in casa con la scusa di andare a visitare i congiunti, grigliate e aperitivi auto-organizzati all’aperto, se le autorità avessero voluto picchiare duro avrebbero potuto fare facilmente multe di massa, invece si è limitato a far sgombrare gli assembramenti più vistosi nei centri cittadini, chiudendo un occhio su piccoli raggruppamenti, feste private e amici che passeggiano a coppie nei centri città.

Come tutti sappiamo l’idea su cui si basa la Fase 2 è che i cittadini si autodisciplinino, mantenendo la distanza sociale ed utilizzando i dispositivi medici imposti dalle ordinanze (guanti, mascherina ecc). Se è questa la razionalità che sorregge l’allentamento delle misure di contenimento, possiamo affermare che i giovani hanno silenziosamente optato (vale la pena di ribadirlo, non c’è alcunché d’ideologico nella loro scelta) per disobbedire al governo e riprendersi la normalità pre-quarantena. La politica da parte sua sembra disinteressarsi a questa disobbedienza apolitica, chiudendo un occhio sulle trasgressioni. Non sappiamo se questo atteggiamento sia dovuto ad un rimorso per la scarsa attenzione prestata al disagio giovanile durante la quarantena, ad un calcolo di tipo economico (ritorno alla socialità significa ritorno ai consumi), o semplicemente che al momento, sul tavolo, ci sono questioni più urgenti e una repressione di massa (per quanto soft) sarebbe controproducente sul piano del consenso. Qualunque sia il motivo, per ora la disobbedienza dei giovani e il menefreghismo del governo stanno generando la situazione a cui assistiamo uscendo di casa: il virus continua a esserci e a mietere vittime, ma una fetta cospicua della popolazione si comporta come se non fosse più un suo problema.

(ph: imagoeconomica)