Locatelli ottimista: «Chiudere è servito, periodo buio alle spalle»

Il presidente del consiglio superiore di sanità e membro del comitato tecnico scientifico: «Dal 18 maggio differenziamenti regionali, si riparte da chi è in una situazione migliore. Riusciremo a vivere l’estate»

L’impatto delle prime riaperture disposte in Italia dopo la fase 1 della crisi Covid-19 inizieranno a manifestarsi «nella seconda parte di questa settimana, considerando che il tempo medio di contagiosità del virus è di 5-7 giorni. Da mercoledì, se abbiamo avuto degli effetti negativi, dovremmo cominciare a vederli. Attendiamo con impazienza, ma anche con fiducia». Nell’intervista a Il Messaggero Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts) per l’emergenza coronavirus si mostra ottimista.

Chiudere è servito davvero

«Chiudere è servito davvero, il periodo buio ce lo siamo messi alle spalle ma custodiamo il ricordo per non farci più tornare in una situazione come quella che abbiamo vissuto a febbraio. Se ci sarà una seconda ondata, la sua magnitudine sarà almeno in parte condizionata da quanto saremo stati capaci di fare le scelte giuste. Le scelte del Governo sono state oculate, con gradualità e progressione attenta della ripresa delle attività produttive non essenziali»

Indice del contagio R0

«Confido che non risalgo sopra 1. Il rischio teorico c’è ma conto sulla maturità che tutta l’Italia ha mostrato. La cultura del rispetto di se stessi e egli altri ha permeato in maniera importante le coscienze di questo Paese. Anche questa settimana ho visto molti più comportamenti responsabili e maturi, rispetto a pochi episodi di irresponsabilità. Una buona premessa in vista dell’estate, che arriverà anche se sarà differente. Avremo modo di viverla reimpostando il nostro stile di vita, avremo la possibilità di goderci, pur con l’attenzione del caso, i luoghi di villeggiatura, il mare e la montagna».

Riaperture

«Fino al 18 teniamo un approccio uniforme poi auspicabilmente, confortati dai dati epidemiologici, si possono pensare differenziamenti regionali. Nell’autorizzare gli spostamenti fra una regione e l’altra va vista l’evoluzione epidemiologica. Seguiamo un principio di gradualità e progressiva implementazione delle strategie di riapertura. Ovviamente si partirà da chi è in una situazione migliore, anche per gestire gli spostamenti dell’estate e arrivare pronti all’autunno».

E a ottobre?

«I mesi freddi non aiutano con i virus respiratori e poi ci sarà anche il fattore confondente dell’influenza. Per questo è possibile che ci sia questa seconda ondata. Ma potrebbe anche essere di dimensioni assai più modeste perché la affronteremo con mascherine e distanziamento, armi che non avevamo all’inizio dell’epidemia di febbraio. Dobbiamo essere responsabili».

(ph: imagoeconomica)