Omicidio Pretto, dopo tre anni ancora mistero sul “cold case” dei Colli Berici

Il 12 maggio di tre anni fa a Zovencedo (Vicenza) veniva trovato senza vita, ucciso da un colpo d’arma da fuoco, Mauro Pretto, soprannominato l’«ambientalista solitario». Pretto faceva il boscaiolo e si opponeva fortemente al bracconaggio. Impossibile non pensare a questo collegamento quando venne ucciso sulla soglia di casa. Ma a tre anni di distanza non c’è ancora il nome di un colpevole e la dinamica dell’accaduto è avvolta in una fitta nebbia che ha trasformato la vicenda in un cold case.

«Un brutale omicidio che sembra destinato a restare impunito. Domani saranno passati tre anni dall’assassinio di Mauro Pretto e del colpevole non c’è alcuna traccia – commenta in una nota il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni – il boscaiolo, amico della natura e degli animali, ucciso sulla porta di casa nella notte tra il 12 e 13 maggio 2017 da un colpo di fucile. Sono vicino al fratello Diego e alla compagna Anna Maria, e a tutti gli amici: non è accettabile che una morte così efferata non trovi giustizia. Sono già trascorsi oramai ben tre anni dall’omicidio di Mauro, una vera e propria fredda esecuzione, con pallettoni sparati al petto da breve distanza con un fucile da caccia. Più passa il tempo, più le indagini possono avere criticità. Un anno fa incontrai presso il Tribunale di Vicenza il procuratore capo di Vicenza, il dottor Antonino Cappelleri, per parlare della vicenda, riscontrando come mancassero ancora una matrice e un movente utile agli investigatori. Anche i carabinieri del Ris di Parma si sono occupati del caso, ma evidentemente non hanno trovato elementi particolarmente utili, visto che non c’è ancora nessuno nel registro degli indagati».

«Non dobbiamo però permettere che questa vicenda, che ha sempre trovato poco spazio sui media, passi definitivamente sotto silenzio. Mauro non c’è più – ricorda il Consigliere – e un assassino gira a piede libero tra le nostre città. Anche la compagna e il fratello, che ho sentito oggi, non hanno più saputo nulla e ciò è deprimente. Il fratello, ad esempio, non ha più notizie dagli inquirenti dal settembre 2017. Entrambi sono ancora sconvolti per l’accaduto e sopportano con fatica il grave peso di non sapere chi e perché ha giustiziato Mauro, come se, pure da morto, fosse trattato da cittadino di serie B. Faccio perciò un appello alla coscienza di chi sa qualcosa: parlate, altrimenti siete complici di questo assassino, che come ha ucciso una volta potrà farlo ancora».

«Almeno una certezza c’è – insiste Zanoni – chi ha sparato aveva un fucile da caccia, arma difficilmente occultabile. Capisco comunque che per gli inquirenti sia difficile stringere il cerchio nei confronti dell’assassino, purtroppo a causa di una regione troppo vicina alla lobby venatoria, oggi con la scusa dei cinghiali, nutrie e volpi, sono autorizzati a circolare armati di fucile e pure in orari notturni, ben 21.397 soggetti, di cui 8.148 proprio in provincia di Vicenza».

«Spiace notare come nessuna autorità regionale sia mai intervenuta su questa drammatica vicenda, nessuno ha mai speso nemmeno una parola – aggiunge in chiusura Zanoni – eppure il tempo si trova per intervenire sulla nascita di un pulcino o per tagliare il nastro di una panchina. L’amore per una regione lo si dimostra anche interrogandosi su episodi così gravi, chiedendo giustizia su un omicidio così brutale».

Ph. Mediaset

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