«L’Italia rischia di perdere il Pil di Veneto e Campania»

Lo evidenzia un rapporto dell’Area studi di Mediobanca: «L’Italia è maglia nera del G7 e seconda peggiore economia dell’area euro dopo la Grecia». Grande distribuzione +34,8%

Un tracollo per l’energia, la moda e i trasporti. E un balzo per i giganti di internet e dei software, la grande distribuzione organizzata e la farmaceutica. La crisi innescata dal coronavirus e dalle misure per contenere la diffusione del contagio ha colpito tutte le economie mondiali, da quelle sviluppate alle emergenti. Ma ha avuto impatti molto diversi sui vari settori. A farne le spese, secondo un rapporto dell’Area Studi Mediobanca sui bilanci del primo trimestre 2020 di oltre 150 grandi multinazionali, sono soprattutto i produttori di aeromobili, i colossi del petrolio e dell’energia e i gruppi della moda, che hanno registrato bruschi cali in tutte le principali voci di bilancio. I cambiamenti nelle abitudinidi acquisto hanno invece prodotto un forte incremento di ricavi per le websoft, le imprese attive nell’internet retailing e nella produzione di software, la gdo e le case farmaceutiche.

Gli impatti della pandemia nel primo trimestre dell’anno sono stati pesanti soprattutto per le aziende che fatturano maggiormente in Asia
e in particolare in Cina
. In Europa e nelle Americhe, invece, l’impatto è avvenuto qualche settimana dopo e si prevede una maggiore contrazione delle attività nel secondo trimestre del 2020. Secondo il report dell’Area Studi Mediobanca, i dati del primo semestre del 2020 mostreranno i segni più evidenti della crisi economica, mentre la ripresa è attesa per il secondo semestre, in particolare per il quarto trimestre 2020.

Complessivamente il fatturato delle multinazionali considerate nel rapporto appare in media invariato rispetto al primo trimestre del 2019, con il calo di alcuni settori compensato dalla crescita di altri. I ricavi delle websoft sono balzati del 17,4% su base annua, con l’incremento più consistente fra i vari settori, seguite dalla gdo (+9,1%), dalle farmaceutiche (+6,1%), dal settore dei pagamenti elettronici (+4,7%), dall’elettronica (+4,5%) e dal food (+3,4%).

Le multinazionali che producono aeromobili sono, invece, quelle più in difficoltà, con il fatturato in calo del 22,1% su base annua, seguite dalle compagnie del petrolio e dell’energia (-15,9%), da quelle della moda (-14,1%), dall’automotive (-9,1%), dalle compagnie di telecomunicazione (-2,6%). Tendenzialmente stabili i settori media & entertainment (-0,5%) e drinks (-0,1%).

Le nuove abitudini di consumo causate dalla pandemia nel primo trimestre dell’anno, secondo il rapporto dell’Area Studi Mediobanca, hanno influenzato le performance della grande distribuzione organizzata, che segna utili netti in crescita (+34,8%). Utili netti in aumento anche per le farmaceutiche (+20,5%), le websoft (+14,9%) e il settore dell’elettronica (+10%). Pesanti invece le ripercussioni per le multinazionali produttrici di aeromobili e i colossi oil&energy, che passano da un utile a una perdita netta, oltre ai forti decrementi registrati dall’automotive (92,4%) e dalla moda (-92%).

Per l’Italia, maglia nera del G7 per l’impatto della crisi economica causata dall’emergenza coronavirus, la ripresa sarà a ‘U’. Nessun rimbalzo a ‘V’, ma una ripresa più morbida e lenta. Nel 2022 gli utili delle aziende quotate in Borsa saranno vicini a quelli del 2019, mentre la diminuzione media dell’utile per azione sarà del 30% quest’anno e del 21% nel 2021. Sono le previsioni di Mediobanca Securities, contenute nel rapporto dell’Area Studi Mediobanca sull’impatto della pandemia Covid-19 sui bilanci del primo trimestre 2020 di oltre 150 multinazionali con fatturato annuale superiore a 3 miliardi di euro.

Secondo l’Fmi il Pil italiano nel 2020 calerà del 9,1% e sarà la crisipeggiore dal Dopoguerra. In termini di calo del Pil previsto per il
2020 dall’Fmi, l’Italia è maglia nera del G7 e seconda peggiore economia dell’area euro dopo la Grecia (-10%), peggio di Spagna (-8%),Francia (-7,2%) e Germania (-7%). Le stime degli altri organismi internazionali oscillano da un calo del 6% e del 9,5%, equivalenti a una perdita di Pil fra 107 miliardi e 170 miliardi, rispettivamente pari al Prodotto interno lordo di Campania e Veneto.

Ma per la prima volta dalla Grande Depressione sono in recessione sia le economie avanzate sia quelle in via di sviluppo. Secondo l’Fmi, si tratta della peggiore crisi sistematica di sempre, con una flessione del 3% del Pil mondiale, che farà perdere circa 9 mila miliardi di dollari, più della somma delle economie di Germania e Giappone.

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