Nuovi poveri, il caso Verona: «Fra i senzatetto ci sono manager e padri separati»

Viaggio tra gli invisibili aiutati dall’associazione Ronda della Carità: «Hanno cercato di rendersi ancora meno visibili. Non ci sono più ammassamenti, hanno paura del contagio»

Quasi triplicati i senzatetto a Verona con l’emergenza Covid-19. Sono 226, mentre al 31 dicembre erano 80/85, le persone seguite dall’associazione onlus “Ronda della Carità Verona” che da 25 anni sostiene chi vive sulla strada, girando tutte le notti con tre pulmini per portare cibo, coperte, indumenti e biancheria pulita. Con mille difficoltà dovute alla pandemia: il mantenimento delle distanze, meno possibilità di recuperare alimenti, il rischio del contagio. E con tante storie di nuova povertà: il manager industriale che ha perso tutto, il padre separato, l’immigrato che non trova lavoro.

Numeri triplicati

Il presidente dell’associazione veronese Antonio Aldrighetti racconta che, oltre al sostegno alle famiglie in difficoltà e ai pacchi spesa, l’unità di strada è il nucleo dei suoi 200 volontari. Ci si ritrova alle 21.30 in sede «dopo il lavoro» precisa, e poi si parte con i furgoncini in diverse zone di Verona. «I giri non sono sempre gli stessi, perchè a volte i senzatetto si spostano e ci segnalano uno sotto il porticato o un altro che vive in macchina». Rispetto al pre-Covid i numeri sono quasi tre volte tanto: «Sono in strada perchè nei dormitori non hanno trovato posto, oppure fanno difficoltà a raggiungerli o ancora non hanno un documento per poter entrare». Anche per i volontari le difficoltà sono aumentate: «Prima avevamo le mense scolastiche, alberghi e ristoranti che ci davano il cibo che non utilizzavano. Adesso soltanto i supermercati e il banco alimentare ci aiutano. Così siamo in autoproduzione. Ogni sera dobbiamo cuocere 25 kg di pasta.». Altre difficoltà: il distanziamento e la sanificazione: «Da sei in ogni furgone, adesso siamo due volontari e anche la distribuzione è complicata. Prima impiantavamo direttamente sul luogo di consegna, ora invece la pasta va nelle vaschette, sigillate con un’attrezzatura apposita, riscaldata in uno scaldavivande, messa in contenitori termici e distribuita». Un servizio che per una settimana a marzo era stato sospeso perchè non c’era la certezza di potersi muovere: «Avevamo chiesto al Comune, alla Prefettura. Non potevo mettere i volontari nella condizione di essere denunciati sul piano penale perchè andavano in giro. Per fortuna l’Amministrazione ci ha rassicurato e siamo ripartiti».

«Divieti di circolazione? Ancora più invisibili»

L’identikit di chi vive in strada è eterogeneo. Il 60% è costituito da stranieri, ma gli italiani neo-poveri sono in crescita: «Tra gli italiani ci sono il manager industriale che non ha più niente, ci sono i padri separati. Un lavoratore dipendente che guadagna 1.300 euro al mese, diviso dalla moglie e con figli piccoli, deve prendersi una casa in affitto, a Verona costa 500/600 euro, e darne 500 alla famiglia in alimenti. Come fa?». Gli stranieri, spiega Aldrighetti, sono invece  «principalmente persone rimaste senza lavoro: muratori, gente con una certa professionalità che cerca disperatamente un impiego. E poi ci sono stranieri invece che un lavoro ce l’hanno e vorrebbero il ricongiungimento familiare ma non trovano nessuno disposto ad affittargli un appartamento. I proprietari quando sentono parlare di immigrati hanno paura. Qualche sbandato c’è ma sono pochi. Il problema è che con una vita così rischi di diventarlo». Qualcuno però si recupera dalla strada e in questo caso la soddisfazione è tanta: «Ricordo un senza tetto, aveva un colloquio di lavoro e gli abbiamo prestato un vestito. Ci ha telefonato dopo una settimana, era felice, aveva ottenuto l’impiego come barista “ma – ci ha detto – mi serve un vestito nero adesso”. Ogni tanto passa ancora a trovarci e ci ringrazia. Adesso stiamo cercando di aiutare chi ha fatto il magazziniere per esempio, magari con corsi per il muletto, per capire se riescono a rimettersi nel mercato del lavoro. Questo vale ovviamente per chi ha i documenti in regola, ce ne sono un bel po’ senza, a molti è scaduto il permesso e non sono riusciti a rinnovarlo perchè non avevano lavoro». Con i divieti di dormire sulle panchine o il rischio di multa per circolazione senza motivo («una contraddizione in termini») i senzatetto hanno provato ad arrangiarsi «cercando di essere ancora più invisibili»: dormono sotto i porticati, nelle aree verdi, nelle case in costruzione, sotto i ponti o le tangenziali. E hanno paura: «Abbiamo distribuito loro mascherine e guanti, consigliato di stare distanziati. Il timore lo abbiamo visto nel momento della distribuzione del cibo: di solito si ammassano. Invece adesso qualcuno tiene le distanze e percepisci il disagio».

«Ci serve un furgone nuovo»

Anche i volontari hanno cercato di fare attenzione, usando i dispositivi di protezione: «Come facevamo a verificare se fra chi assistiamo c’era qualche positivo? I tamponi si predicano ma si praticano poco. Abbiamo cercato di proteggerci e segnalato ai servizi sociali quando abbiamo avuto un paio di casi in cui c’era la sensazione che qualcuno avesse i sintomi riconducibili al Covid». La Ronda della Carità si muove per la città ogni sera. Sono tre i punti in cui distribuiscono pasti e coperte: in zona Fiera, davanti all’ospedale di Borgo Roma e dietro al Cimitero Monumentale, dove hanno un capannone per la gestione, di proprietà comunale. La generosità a Verona non manca. Prima del Covid avevano lanciato una raccolta fondi per un furgone nuovo: «Ne abbiamo due messi male, uno in particolare. Stiamo comprando anche attrezzature per sanificare, per sigillare i pasti. L’Esselunga ha avviato la spesa sospesa, la gente dona generi alimentari che noi raccogliamo per i pacchi alle famiglie in difficoltà. Aiutare gli altri dà grandi soddisfazioni ma non nascondo che dal Covid, soprattutto all’inizio, tutto è diventato molto complicato».

(foto dell’Associazione onlus Ronda della Carità)