Fondazione Arena, sindacati: «Sboarina, la musica deve cambiare»

Insoddisfatti degli incontri con i vertici, accusano il sindaco di averli ignorati: «Ancora nessuna risposta concreta, troppa esitazione ed errori grossolani»

«La scorsa settimana la Fondazione Arena di Verona ci ha ufficializzato l’annullamento del Festival 2020 e presentato il progetto “Nel cuore della musica”, una decina di spettacoli nel mese di agosto che dovranno ricevere il benestare da parte del MIBCT. Nel breve e caotico incontro non ci è stato fornito nessun dettaglio organizzativo delle serate di agosto (es. numero lavoratori coinvolti, protocollo sanitario) e sul futuro della Fondazione (es. programma Filarmonico)». Inizia così la nota delle segreterie provinciali Slc Cgil – Uilcom uil – Fials Cisal e la coordinatrice regionale spettacoli da vivo Elena Mazzoni che definisco l’incontro «un inutile spreco di tempo». Ma una nota positiva c’era: «Ci siamo lasciati con l’impegno di rivederci il giorno 11 maggio per approfondire tutti i temi che da circa due mesi sono motivo di grande preoccupazione per tutti i lavoratori. Ci eravamo illusi che avremmo avuto risposte concrete alle tante domande che stiamo ponendo da diverse settimane, ma anche stavolta i vertici di FAV sono riusciti nell’impresa di parlare quasi tre ore senza darci risposte e/o ipotesi realistiche sui diversi temi di seguito elencati».

Sicurezza e Salute

Speravamo ci venisse proposto di costituire (seppur con molto ritardo) il “Comitato Operativo”, previsto dagli accordi nazionali, per verificare congiuntamente l’applicazione del protocollo sanitario. FAV non lo ha proposto e questo ci preoccupa perché le situazioni critiche potrebbero essere tante, basti pensare all’afflusso e deflusso degli artisti, alla loro collocazione sul palcoscenico, al posizionamento dei servizi igienici, alla distribuzione del pubblico sulle gradinate, ecc. La forte sensazione è che al momento questi aspetti non siano stati approfonditi adeguatamente. Tenuto conto che la provincia di Verona ha registrato il numero più alto di contagi per Covid19 della regione Veneto, abbiamo proposto che, a supporto esterno del “Comitato” possano essere consultati ed interpellati, qualora necessario, anche personalità esterne con riconosciute competenze in campo sanitario perché una sottovalutazione dei rischi metterebbe a repentaglio la vita di molte persone inclusi i lavoratori.

Situazione economica finanziaria

Il risparmio operato da FAV sul costo del lavoro con la mancata erogazione degli stipendi da marzo in avanti (che la cassa integrazione ha solo parzialmente coperto) è evidente. Per contro non ci vengono forniti i dati sui “danni” economici realmente patiti sino ad oggi. Per questa ragione avremmo voluto discutere in maniera più approfondita alcuni importanti capitoli economici (compresa la possibilità introdotta dall’ultimo DPCM di integrare la cassa integrazione con il FUS). Vorremmo inoltre conoscere le ragioni e le condizioni, a Teatro fermo, di alcuni recenti rinnovi contrattuali con i collaboratori; pensare a come contenere il costo dei consulenti esterni; valutare la possibilità di internalizzare alcune lavorazioni. Su questi temi è complicato discutere perché non ci vengono forniti dati e numeri certi. Abbiamo comunque chiesto che si valuti l’opportunità di internalizzarle alcune lavorazioni per collocare i tanti dipendenti stagionali di FAV che da decenni contribuiscono alla riuscita del festival in Arena, che questa estate rischiano di rimanere disoccupati. Molti lavoratori aggiunti, che rientrano nelle categorie più penalizzate dalla crisi, si sono infatti resi disponibili ad effettuare mansioni diverse rispetto al passato. Se FAV desse loro la possibilità di lavorare in maniera dignitosa sarebbe un gesto di riconoscimento che tutti apprezzerebbero.

Accordo aziendale sulla flessibilità

Ci sarebbe piaciuto contestualizzare, nell’ambito di una concreta progettualità futura, anche la bozza di accordo sulla flessibilità avanzata da FAV qualche settimana fa. E’ però evidente che questo accordo, che al momento contiene elementi molto delicati, andrebbe letto insieme alle prospettive almeno a medio termine della Fondazione. Auspichiamo quindi, che nei prossimi incontri la Direzione ci illustri le linee guida per i prossimi mesi, da programmare al Teatro Filarmonico e magari sperimentare anche nuove formule (es. lo streaming come già programmato da altre Fondazioni), con la conseguente ripresa delle attività di tutti i lavoratori (anche a gruppi). Al momento, purtroppo, l’unica proposta avanzata da FAV per alleviare le difficoltà economiche dei lavoratori presuppone dei sacrifici spalmate su un futuro incerto senza offrire nulla di concreto e duraturo in cambio. A tal proposito ci pare che sia arrivato il tempo di seguire gli esempi virtuosi provenienti da realtà analoghe, che hanno in tutti i modi cercato di mettere in campo altri modelli produttivi (progetti educational, periodi di formazione, iniziative sul web, ecc.). Si tratta di esempi da seguire, tenuto conto che il Ministro valuterà questi progetti realizzati nel 2020 anche ai fini dell’erogazione dei finanziamenti pubblici.

Graduatorie/problematiche del personale aggiunto

L’ultimo punto, non certo per importanza, riguarda l’esercito dei circa mille lavoratori estivi a tempo determinato (cosiddetti “aggiunti”) costituito da: sarte, tecnici, personale di sala e retropalco, figuranti, calzolai, personale di biglietteria, corpo di ballo, professori d’orchestra, artisti del coro, ecc. Molte di queste persone sono dei veri e propri girovaghi perché lavorano nei teatri sparsi in tutta Italia con contratti a tempo determinato. Annualmente vengono chiamati da FAV in base all’anzianità accumulata nel corso degli anni e vengono assunti con contratti mediamente di quattro/cinque mesi che consente di ammortizzare le spese del trasferimento. Normalmente se rinunciano vengono penalizzati nella chiamata dell’anno successivo. Quest’anno, se il progetto «Nel cuore della musica» sarà confermato, i contratti saranno sicuramente più brevi e questa situazione metterebbe in difficoltà questi lavoratori poiché gli stipendi striminziti non riuscirebbero a coprire le eventuali spese per il trasferimento. Per scongiurare questa situazione sarebbe auspicabile “congelare” le graduatorie al 2019 senza tener conto di eventuali rifiuti nel corso di quest’anno. Su questo punto auspichiamo che si possa trovare velocemente un’intesa.

«Noi ci siamo resi disponibili ad impegnarci con tutte le forze per ricercare soluzioni che diano una prospettiva positiva a FAV e ai lavoratori, ma è indispensabile che anche i vertici aziendali dimostrino di essere altrettanto disponibili a confrontarsi in maniera schietta e costruttiva – continuano i sindacati -. Auspichiamo, quindi, che a partire dalle prossime ore le relazioni sindacali migliorino e magari vedano coinvolto attivamente anche il presidente di FAV, il sindaco Sboarina, che finora ha ignorato le due richieste di incontro che abbiamo inviato unitariamente nelle scorse settimane. Nel corso degli ultimi mesi abbiamo evidenziato e denunciato più volte i grossolani errori nella comunicazione e le troppe esitazioni nella gestione di questa emergenza, da parte dei vertici di FAV, che rischiano seriamente di compromettere il futuro della Fondazione e di conseguenza i livelli occupazionali. Siamo fortemente convinti, però, che si possa ancora rimediare agli errori e rilanciare in maniera importante e decisa non soltanto la stagione lirico sinfonica areniana e del teatro Filarmonico ma anche tutte le attività culturali della nostra città. Affinchè questo accada è però indispensabile che i vertici aziendali e le Istituzioni locali battano un colpo…e lo facciano velocemente».

(ph: shutterstock)