«In Veneto situazione gravissima»: persi 55 mila posti di lavoro

L’assessore regionale al Lavoro Donazzan: «Siamo stati i primi a chiudere in Europa e gli ultimi a ripartire. Situazione economica danneggiata non solo dal Covid ma anche dalle azioni del governo»

Sono circa 55 mila i posti di lavoro persi in Veneto a causa della caduta occupazionale determinata dall’emergenza Covid-19. Secondo il monitoraggio dell’Osservatorio di Veneto Lavoro il trend negativo coinvolge soprattutto il lavoro a termine: tra contratti a tempo determinato, apprendistato e lavoro intermittente, sono circa 60 mila i posti di lavoro persi tra il 23 febbraio e il 6 maggio 2020, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A questi si aggiungono 7.800 contratti a tempo indeterminato in meno, soprattutto a causa del calo delle assunzioni, e il prevedibile crollo dei contratti di somministrazione, che in base ai dati parziali disponibili sono diminuiti di oltre 13 mila unità.

«La situazione economica è gravissima – afferma Elena Donazzan, assessore regionale al lavoro del Veneto -. Se non riapriamo subito, con poche regole chiare, e con una vera semplificazione troppe volte solo annunciata, molte attività rischieranno una chiusura definitiva, ed il numero di posti di lavoro persi che conteggiamo oggi potrà solo aumentare. Se non verranno trovate immediate alternative a questa linea assistenzialista e burocratica proposta dal governo, mi aspetto un aumento delle crisi aziendali ed un impoverimento del tessuto sociale».

Tra i lavoratori dipendenti, i posti di lavoro si sono contratti di 55 mila unità, per metà riferibili alle attività turistiche, settore che sconta soprattutto il mancato avvio delle assunzioni stagionali che solitamente avviene nel mese di aprile. In particolare difficoltà anche i settori del tessile-abbigliamento, il legno-mobilio, le produzioni in metallo, le attività professionali e l’editoria. Ma è l’intero tessuto produttivo a risultare in sofferenza, con un calo medio delle assunzioni superiore al 50%. Agricoltura, industria alimentare, sanità, servizi sociali e industria farmaceutica sono tra i pochi comparti che riescono a contenere la flessione delle assunzioni sotto al 30%.

A livello provinciale, i territori più colpiti sono proprio quelli maggiormente interessati dalle attività stagionali del turismo o dell’agricoltura: a Venezia sono andati persi finora quasi 20 mila posti di lavoro rispetto al 2019, con un calo delle assunzioni del 79%, a Verona oltre 15.000 posti persi (-54% le assunzioni). Nelle altre province il calo è meno rilevate: Padova ha perso 5.800 mila posti di lavoro, Treviso 4.000, Vicenza 3.500, Belluno 1.700 e Rovigo 1.500.

«Siamo stati i primi a chiudere in Europa e siamo ora gli ultimi a ripartire: la nostra economia è gravemente danneggiata non solo da Covid-19, ma anche dalle azioni poste in atto dal governo con scelte spesso profondamente sbagliate, a partire dalla gestione degli ammortizzatori. Abbiamo finalmente convinto il governo a semplificare le procedure per la cassa integrazione, anche se insisto a dire che lo strumento era ed è sbagliato, incompatibile con una pandemia virale e con la scelta di chiudere tutte le attività con decreto. Dobbiamo ora aiutare le imprese anche sul fronte della selezione dei lavoratori – conclude l’assessore – in Veneto abbiamo un sistema di servizi per il lavoro di grande qualità e abbiamo dato un grande impulso ai Centri per l’Impiego attraverso le politiche attive finanziate dalla Regione».

(ph: imagoeconomica)