Uscire di casa diventerà un lusso

Ristoranti per pochi e cinema-drive in: la classe media non è più in paradiso, ma nell’inferno del distanziamento sociale. E di disuguaglianza economica

Riaprono le attività del settore ristorazione. La norma che ha fatto infiammare i ristoratori sono gli spazi di 4 metri quadrati fra un cliente e l’altro, norma che secondo le associazioni di categoria farebbe perdere agli esercizi 4 milioni di posti a sedere, pari al 60% del totale dei coperti. Per evitare la tragedia, si pensa a regolamenti autonomi nelle Regioni con l’obbligo di distanziamento di un metro lineare fra i clienti, obbligo che farebbe perdere dal 20% al 30% dei coperti. Le altre regole  sono meno onerose economicamente ma dall’impatto psicologico altrettanto alienante: camerieri con mascherine e guanti obbligatori, menù consultabili grazie a un’app da installare sul proprio smartphone, apparecchi di sanificazione dell’aria, tablet che misura la temperatura all’ingresso (caldamente consigliati ma non necessari), prenotazione obbligatoria per evitare assembramenti. Nel caso la norma del metro lineare non potesse essere rispettata per motivi di spazio, sarà obbligatorio per il ristoratore munirsi di tavolini con plexiglass.

Fin qui il problema sembra meramente tecnico, ma ad un’analisi più attenta si dimostra molto più complesso. Per sostenere i costi di adeguamento (stimati in 3000 euro con il pacchetto standard) e la perdita di coperti, taverne, ristoranti e bar saranno giocoforza costretti a rincarare i prezzi, da un minimo del 30% ad un più probabile 50%. Questi rincari (già applicati dalle compagnie di volo low cost calcolando i medesimi problemi della ristorazione) affosseranno la socialità a basso costo che aveva permesso agli studenti, agli immigrati, alla classe lavoratrice e a quella media impoverita di avere la possibilità di uscire senza spendere troppo. Un basso costo garantito dalla quantità di utenti serviti, che ora verrà necessariamente meno. Pensiamo al nostro classico spritz o alla prima uscita in pizzeria con un potenziale partner: nel primo caso con 2,50 euro si poteva uscire, nel secondo con una spesa di 15 euro si trascorreva la serata senza imbarazzi. Non è solo l’aumento dei costi a renderci pessimisti, ma l’insieme delle norme: il divieto di assembramento impedisce di consumare le più economiche consumazioni da asporto al di fuori dei luoghi di ristorazione, l’obbligo del distanziamento sociale, di mascherina e guanti crea non pochi problemi di comunicabilità fra le persone, spingendole a consumare in casa per evitare il combo frustrante di difficoltà a respirare liberamente, controllo sociale e imbarazzo nel dover mantenere la distanza dai propri affetti. Il problema si presenta pressoché identico per quanto riguarda teatri, club, stadi: i rincari saranno inevitabili così come la frustrazione dovuta al distanziamento sociale.

Un abbozzo del futuro che ci aspetta nel campo spettacoli viene da Pordenone: l’idea di aprire un cinema drive in all’Interporto sembra in via di realizzazione, con una disponibilità calcolata di 120 posti. Iniziativa sicuramente lodevole dati i tempi, ma su cui è lecito porsi una domanda: a che pro pagare un biglietto per vedere un mega schermo da 50 metri quadrati attraverso il parabrezza della propria auto? Tanto più che con il medesimo prezzo del biglietto si pagano due mesi di abbonamento a piattaforme quali Netflix e Amazon Prime… Identica soluzione e quindi identici problemi ci pone il campo teatro-concerti: l’idea del drive in sembra la più fattibile dal punto di vista economico, ma ha senso vista dall’ottica del consumatore? Perchè il distanziamento sociale elimina un fattore non secondario nella fruizione dell’opera artistica: l’incontrare e condividere l’esperienza con altre persone (meglio se sconosciute), creando potenziali nuovi legami sociali. Anche qui il problema non è identico per tutti i portafogli: le più falciate saranno le classi a basso reddito, mentre chi ha più disponibilità economica potrà comprare eventi esclusivi in ambienti di lusso dove la bassa densità di persone permetterà maggiori contatti e meno controllo sul distanziamento sociale (pensiamo alla ristorazione di lusso, così come ai live privati degli artisti).

E’ proprio questo, secondo noi, il cambio di prospettiva che si porrà non appena le nuove norme entreranno a regime: saranno lo spazio e la possibilità di stare in luoghi pensati per ridurre al minimo la frustrazione del distanziamento sociale i nuovi valori dell’esperienza sociale, valori che si dovranno pagare a caro prezzo. Per chi non se lo potrà permettere rimane l’alternativa del cibo a casa propria, del contenuto artistico in streaming: i meno abbienti quindi saranno costretti a ridurre drasticamente le uscite o a rimanere in casa tout court. Uno scenario che rende ancora più problematica l’ideologia promossa dall’esecutivo a dai media mainstream che hanno tentato di convincerci che abbiamo passato tutti gli stessi problemi e quindi ne usciremo tutti assieme. Il pericolo, nemmeno tanto remoto, è che ad uscire saranno sempre in meno, per tutti gli altri il lockdown diverrà non più una costrizione imposta dai decreti, ma una necessità del portafoglio.

(ph: https://www.flickr.com/photos/icanchangethisright/2608275708)