Coronavirus: ‘criceti mascherati’, studio su cavie dimostra utilità delle chirurgiche

Roma, 18 mag. (Adnkronos Salute) – Utili o inutili? Da indossare sempre o solo nei luoghi chiusi? Sull’uso e l’efficacia delle mascherine chirurgiche, come ‘barriera’ al coronavirus, si è detto tutto e il contrario di tutto. Ora un punto a favore dei partigiani di questo dispositivo protettivo arriva dalla ‘prova del criceto mascherato’. Ovvero uno studio condotto dall’Università di Hong Kong su 45 criceti, dal quale emerge che “l’efficacia di indossare una mascherina chirurgica è enorme” perché riduce “dal 60 al 75% il rischio di contagio”, afferma l’autore Yuen Kwok-yung, del dipartimento di Malattie infettive della Facoltà di Medicina dell’ateneo della Città Stato.
Il ricercatore non è proprio l’ultimo arrivato, bensì un veterano della Sars e uno dei primi a lanciare l’allarme su Covid-19, il 17 gennaio a Wuhan dove, con un gruppo di scienziati cinesi, aveva osservato la trasmissione tra esseri umani. Fu il loro rapporto a Pechino che alla fine costrinse le autorità ad ammettere la gravità della situazione. Da allora è stato uno dei più ardenti sostenitori delle mascherine, ritenendo che siano uno degli strumenti decisivi, se non “il più importante”, nella risposta all’epidemia. E per dimostrare questo suo ‘credo’ ha scelto come cavie da laboratorio i criceti, ai quali ovviamente era impossibile applicare delle mascherine, ma è stato adottato un sistema ad hoc.
I ricercatori hanno messo un gruppo di animali infetti e un altro sano in due gabbie separate. Le mascherine chirurgiche sono state distese a protezione di alcune gabbie, e un marchigegno apposito ha fatto circolare aria dalla gabbia dei malati a quella di criceti sani. Nella gabbia che non aveva la protezione della mascherina, i due terzi dei criceti sani (66%) si sono infettati nel giro di una settimana, al contrario della gabbia protetta nella quale si è infettato solo un terzo di quelli sani. Mentre ponendo una mascherina sulla gabbia degli animali infetti, il tasso di infezione è risultato scendere al 15%. “Ora sappiamo che un gran numero di persone infette non mostra sintomi, quindi l’uso universale della mascherina è davvero importante”, ha riassunto il ricercatore.
Ovviamente, questo risultati richiedono cautela e ulteriori ricerche: “Questo nuovo studio non è ancora stato pubblicato e dovremmo sempre stare attenti a non fare troppo affidamento sulle prepubblicazioni”, ricorda Benjamin Cowling, professore alla School of Public Health dell’Università di Hong Kong, autore di uno studio approfondito sull’efficacia della mascherina sui coronavirus stagionali (come quello del raffreddore comune), pubblicato ad aprile. “Usando piccoli animali piuttosto che esseri umani non garantisce certezza che l’infezione si possa diffondere allo stesso modo nell’uomo. Ma questo rimane uno studio importante”, chiosa Cowling.
“Questo è il primo studio ad osservare specificamente gli effetti delle mascherine sul Covid-19”, spiega. “Mostra che le maschere chirurgiche possono essere utilizzate per bloccare la trasmissione attiva, se indossate da persone infette, ma che possono essere anche utilizzate per proteggere persone che non sono infette”. L’elemento principale è capire che l’uso della mascherina da parte del ‘grande pubblico’ non ha lo scopo di ottenere una protezione totale, impermeabile a qualsiasi contaminazione, come è necessario in ambienti quali un laboratorio o per le professioni a rischio, come gli operatori sanitari, che dovranno sempre utilizzare le Ffp2, protettive quasi al 100%.
Il ricercatore dell’Università di Hong Kong conclude mettendo in guardia da chi vorrebbe fare delle mascherine “l’alfa e l’omega della lotta alla pandemia”. “Ci sono molti fattori responsabili del successo nella risposta all’epidemia, primi fra tutti il distanziamento sociale per ridurre i contagi e le famose ‘3 T’ ovvero “testare, tracciare e trattare” i malati. Le mascherine chirurgiche sicuramente aiutano – conclude – ma non credo che siano il motivo principale del successo” nella lotta al coronavirus.

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