Galli: «Riaperture? In un mondo ideale prima ci sarebbero state altre cose»

L’infettivologo del Sacco: «Nessuno può sapere oggi se funzionerà. I luoghi maggiori di contagio in questa fase? Il contesto familiare e quello lavorativo»

«Non c’è la prova provata che il sistema di riapertura che stiamo mettendo in atto, basato principalmente su mascherine e distanziamento sia efficace, ma non sono scettico. Quello che è fondamentale è che ogni cittadino si
senta responsabile. Nessuno può sapere oggi se funzionerà. Il tentativo va fatto, anche se molte indicazioni potrebbero essere modificate in corso d’opera, in base all’evoluzione del contagio». Queste le parole di Massimo Galli, direttore del dipartimento di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano in un’intervista su Repubblica.

Per Galli, «in una situazione tecnicamente ideale, prima dell’apertura ci sarebbero dovute essere altre cose. Per esempio sarebbe stato estremamente più opportuno individuare prima e meglio i positivi, non in senso poliziesco o inquisitorio, ma per dar loro supporto sanitario, soprattutto a chi è chiuso in casa con l’infezione. Ma, in ogni caso, il tentativo bisogna farlo. In questa fase il luogo di maggiore contagio è il contesto familiare. Il rischio è che si prenda il virus fuori e lo si porti in casa. Anche le aziende possono esserlo, molte si sono attrezzate autonomamente per limitare i focolai. Il problema è cosa accadrà tra 15 giorni, se vedremo un’impennata dopo la riapertura. Nutro una speranza, che non è una certezza: che alcuni dei positivi possano avere una forza contagiosa più bassa. E’ un ipotesi, che con prudenza mi dà ottimismo».

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