Carcere di Padova, un altro suicidio tra i poliziotti penitenziari

Si tratta del secondo suicidio al Due Palazzi da inizio anno. Borile (M5S): «Trend allarmante»

Si è ucciso con l’arma di ordinanza un poliziotto penitenziario da molti anni in servizio nella casa di reclusione di Padova. A darne notizia è il Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria.

«Siamo sconvolti – dichiara il segretario generale del Sappe Donato Capece – sembra non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al corpo di Polizia Penitenziaria. L’uomo era benvoluto da tutti, sempre allegro e simpatico. Faceva servizio nella portineria del carcere. Nessuno mai ha percepito un suo disagio. E’ importante evitare strumentalizzazioni, ma è fondamentale e necessario comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l’attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto».

«Questo è il secondo suicidio nelle file della Polizia Penitenziaria dall’inizio dell’anno – ricorda Capece – Lo scorso anno sono stati 11 gli agenti che si sono tolti la vita: il ministero della Giustizia e il Dap non possono continuare a tergiversare su questa drammatica realtà. Servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del personale di Polizia Penitenziaria. Come anche hanno evidenziato autorevoli esperti del settore, è necessario strutturare un’apposita direzione medica, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria».

«Da tempo – dichiara Simone Borile, M5S di Padova – una forma di estremo malessere pervade gli agenti penitenziari, un problema di primaria importanza che deve essere priorità di soluzione poiché negli ultimi anni il numero dei suicidi tra le forze dell’ordine è crescente. Il trend di crescita dei suicidi tra le Forze dell’Ordine è allarmante, in particolare modo nelle carceri, ed indica una forma acuta di disagio accentuata dal delicato ruolo professionale e stressante, probabilmente non appagante – prosegue – Simone Borile – con l’aggravio dall’ambiente penitenziario e le pressioni psicologiche dovute dal contatto con realtà di disagio anche esistenziali».

«Esprimo la mia vicinanza alla famiglia dell’agente suicida e invito gli organi competenti ad interventi efficaci e immediati a la tutela degli agenti penitenziari, soprattutto – conclude Borile – in presenza del rischio di Burn Out ovvero di cedimento da stress da non sottovalutare».

(Ph Claudio Sinigaglia)

Tags: ,