Coronavirus, spunta l’ipotesi del vaccino-cerotto: come funziona

Rezza (Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute): «Per tenere situazione sotto controllo indispensabile comportamenti corretti da parte dei cittadini e interventi rapiti della sanità pubblica in caso di nuovi focolai»

«La modalità del cerotto per un vaccino anti Covid-19? Potrebbe essere utile per facilitare una produzione su larga scala e anche per la somministrazione molto semplice e rapida». Lo ha detto Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute oggi durante le audizioni informali in Commissione Sanità del Senato.

Vaccino-cerotto: cos’è

L’ideatore è Andrea Gambotto, ricercatore pugliere che vive da 25 anni in America. Ha spiegato il progetto a L’aria che tira. «Per il prossimo inverno comincerà a essere disponibile. Lo si può applicare da soli e ci vorrà molto meno vaccino per somministrarlo. Dopo l’estate dovremmo avere i primi dati. È un vaccino che funziona attraverso una proteina che il virus usa per entrare nelle cellule. Quindi il vaccino è una porzione del virus che noi studiamo in laboratorio. Il cerotto è largo 1,5 centimetri e presenta 400 minuscoli aghi: va applicato sul braccio o sulla schiena, finora ha avuto risultati positivi sui topi e nel giro di due o tre mesi dovrebbe partire anche la sperimentazione umana».

Speriamo vaccino in tempi brevi

«Ma aspettiamo i risultati di sicurezza ed efficacia su questo e altri candidati vaccini in fase di sperimentazione umana per valutare quale sia la strategia migliore. Speriamo che un vaccino possa aver successo in tempi relativamente brevi. Il vaccino contro il coronavirus è «un argomento che mi sta particolarmente a cuore – ha sottolineato Rezza -. In questo momento stiamo contenendo l’infezione con interventi gravosi per i singoli, per le famiglie e per l’economia del Paese e vorremmo uscire fuori dall’epidemia avendo a disposizione un vaccino sicuro ed efficace».

Comportamenti corretti dai cittadini per livello virus basso

«Sta a noi cittadini continuare a tenere comportamenti corretti di distanziamento sociale, per far sì che il livello di circolazione del virus resti basso – ammonisce il direttore generale -. Sta alla sanità pubblica intervenire per rilevare immediatamente eventuali focolai di infezione. Se l’epidemia riemergerà non sarà una seconda ondata ma la continuazione della prima, che non si è esaurita. Parliamo di ondate epidemiche perché, per analogia, facciamo riferimento all’influenza spagnola ma lì ci fu una prima ondata che saturò gran parte della popolazione. In questo caso grazie agli interventi di lockdown, un provvedimento molto duro, ma che ha dato i suoi effetti diminuendo i casi di infezione e malattia abbiamo interrotto questa ondata. E la gran parte della popolazione resta suscettibile al virus», conclude.

(ph: https://www.pittwire.pitt.edu/)