«Senza garanzie la fusione con A2A è un furto, anche la Lega pensa così»

Il consigliere regionale di centrodestra Valdegamberi sul progetto di Agsm: «Gli utili devono essere assicurati ai Comuni proprietari, altrimenti gli eventuali buchi deve coprirli la società lombarda»

Il progetto di aggregazione delle multiutility Agsm Verona e Aim Vicenza con la lombarda A2A, la futura “MuVen”, «senza precise garanzie di ritorni per i Comuni proprietari, è un furto». E’ durissimo il giudizio del consigliere regionale Stefano Valdegamberi. Eletto nella lista del governatore Luca Zaia, poi passato al gruppo misto ma restando nella maggioranza di centrodestra, il veronese Valdegamberi si dice sicuro che «la Lega a Verona è sulla mia linea, ho sentito Lorenzo Fontana (commissario regionale del partito e braccio destro di Salvini, ndr) e Nicolò Zavarise (leader nel capoluogo scaligero e assessore nella giunta Sboarina, ndr)». Dopo l’apertura del fascicolo d’indagine da parte della Procura, la fusione caldeggiata dal sindaco e dal presidente della multiservizi, Daniele Finocchiaro, è tornata al centro del dibattito politico, con l’accusa di aver scelto a priori il partner A2A senza gara, come invece chiedono le opposizioni. «Il metodo è stato sbagliato fin dall’inizio», rimarca Valdegamberi, «con una trattativa blindata che avrebbe quanto meno dovuto prevedere un mandato specifico del consiglio comunale: va bene la riservatezza aziendale, ma stiamo parlando di una società al 100% dei cittadini di Verona, non di un’impresa privata. Sarà tutto giuridicamente ineccepibile, ma dal punto di vista politico e amministrativo la correttezza non c’è stata».

Agsm sostiene che gli utili aumenteranno considerevolmente, e saranno vagliati altri potenziali partner.
Cominciamo col dire che il presidente Finocchiaro è stato paracadutato con una mission chiara. Ci sono poteri che spingono anche attraverso la stampa verso l’operazione.

Di chi parla?
Parlo della finanza, di Confindustria. A2A è una società quotata in Borsa, ricordo. Io mi domando: è questa la scelta migliore per Verona? Per me non lo è. Già solo il fatto che sia un pacchetto preconfezionato mi puzza di bruciato. E guardi che ho parlato con gli industriali dicendogli “sì, siete bravi a fare polli e pandorini, ma evitate di entrare in cose che non conoscete”. Abbiamo già avuto esempi in passato che dovrebbero fare da ammonimenti, come tutta la spinta che è stata data per dare l’aeroporto Catullo a Save. Se ora aggiungiamo anche questa, Verona diventa uno Stato-cuscinetto fra Milano e Venezia. Stiamo attenti a come usiamo i soldi pubblici, con la Serenessima, per fare un altro esempio, sarebbe il caso di fare un’indagine storica su tutte le società satelliti che hanno risucchiato il flusso di cassa sicuro che ci avrebbe garantito un bancomat per investire in infrastrutture o abbassare le tariffe.

Torniamo alle multiutility. Agsm e Aim manterranno la maggioranza, e su A2A la scelta è stata fatta in base alla cosiddetta infungibilità, ovvero solo A2A fornirebbe certi asset, come il termovalorizzatore in provincia di Pavia, che farebbero al caso delle due ex municipalizzate venete. Perchè è una strategia sbagliata, per lei?
La governance è blindata per A2A, che avrà l’amministratore delegato. Gli utili che promettono sono ipotizzati dai loro consulenti, ma io cittadino voglio avere garanzie, non promesse. La società deve garantire che per almeno i prossimi dieci anni gli utili andranno pro quota ai Comuni di Verona e Vicenza, e se non ci sono, A2A deve impegnarsi a coprirli.

Andare a gara come sostiene l’opposizione potrebbe essere una valida alternativa immediata?
La gara è l’opzione migliore, ma dipende poi da come si imposta. Una gara può anche essere scritta su misura.

La maggioranza a Verona parla per bocca del sindaco, che è favorevole alla fusione. Ma i dissidenti non mancano, in Fratelli d’Italia, Verona Domani e anche, più felpatamente, nella Lega. Secondo lei nella Lega fuori Verona, in Lombardia, c’è chi tifa per l’operazione?
Finocchiaro è stato nominato senza che la sua nomina fosse concordata con la Lega. Fontana e Zavarise non mi hanno nascosto le loro perplessità, mentre a Vicenza mi risulta siano più propensi.

Ma a Venezia, in Regione, perchè nessuno a parte lei dice niente? Perchè Zaia o chi per lui non si espone?
Io lavoro in maggioranza con Zaia e la Lega, e come si fa con gli amici non ho paura di esternare quel che penso. Zaia ora ha la testa altrove, e lascia alcune decisioni al territorio.

Magari nessuno dice nulla perchè nessuno o quasi (come l’ex presidente Croce) ha in testa modelli diversi da mettere sul piatto.
Si potrebbe benissimo creare un polo da 5 miliardi con Verona, Vicenza, Mantova, Trento e Bolzano, che conterebbe su società più sane, meno indebitate e che assicurerebbero il controllo sul territorio. Quello delle fusioni, per fare economie di scala, è un falso problema. Si possono fare consorzi d’acquisto e reti d’impresa: faccio presente che con Trento, Agsm è già in business sulle dighe. Invece qua si vuole correr dietro al mito della finanza, ma la finanza deve fornire i mezzi all’impresa, non impadronirsene. Ripeto, senza vedere garanzie, questo affare è un furto.

(ph: Facebook Stefano Valdegamberi)