«A Vicenza non tutti i bar sono uguali, noi il caffè non lo aumentiamo»

I bar Castello e La Triestina: «Pubblicità negativa per l’intera categoria». Risalire la china? «Richiamare i turisti stranieri»

«Non erano in previsione aumenti prima e quindi stringiamo un po’ la cinghia e andiamo avanti». Giovanni Cristina, 33 anni, è da quattro anni il titolare del bar “Castello” in piazzetta De Gasperi a Vicenza. Il padre, Martino Cristina, da 20 anni gestisce la caffetteria “La Triestina” di corso Palladio, storico locale del centro cittadino. Entrambi hanno deciso di non aumentare i prezzi, nemmeno quello del caffè «perchè – dice Giovanni – è vero che le spese sono un po’ cresciute per i dispositivi anticontagio ma non vogliamo farle ricadere sul cliente finale. Ho un po’ di studi di economia, se la domanda è poca, come adesso, è controproducente aumentare i prezzi».

«Gli aumenti? Ognuno è libero di scegliere»

Qualcuno però a Vicenza lo ha fatto. Tanto da far scattare la reazione del Codacons, che presenterà un esposto all’Autorità per la concorrenza con l’accusa di un presunto “cartello” siglato tra i bar per concordare gli aumenti. Cristina se ne chiama fuori: «Non commento le decisioni degli altri. Nè a mio padre nè a me è stata fatta alcuna proposta e non siamo mai stati contattati da nessuno su questo. Se si è trattato di una accordo, non è certo una pratica che favorisce il cliente finale. Se invece si è scelto singolarmente credo che ognuno a casa propria sia libero di fare quello che crede. La nostra valutazione è stata quella di portare pazienza. Ovviamente i ricavi saranno minori in questo periodo ma è da tanti anni che lavoriamo, pensiamo di poter far fronte a qualche mese di contrazione dei consumi». Una cosa però lo ha infastidito: «Si è fatta per questa vicenda dell’aumento dei prezzi una pubblicità negativa sulla categoria, come se tutti baristi e commercianti l’avessero fatto. Non generalizziamo, non riguarda tutte le attività. Non vorrei che diventassimo quelli che lucrano in un momento di difficoltà. Non siamo tutti uguali».

«Persi i tre mesi in cui si lavora di più»

Il momento per bar e locali non è comunque facile, i costi fissi hanno pesato anche nel periodo di chiusura per l’emergenza Covid-19: «Ma non abbiamo mai avuto il dubbio se riaprire o meno. La situazione poi è tutta in divenire e magari tra 15 giorni si riparte quasi normalmente. Abbiamo sicuramente perso mesi importanti, aprile, maggio e giugno sono quelli in cui si lavora di più perchè le giornate si allungano e la gente ha voglia di uscire. Ma la difficoltà ora è far capire alle persone che siamo operativi e in sicurezza. Certo l’afflusso in centro storico è ovviamente molto più basso rispetto al solito, molti uffici sono ancora chiusi e si lavora in smart working, e chi c’è magari è un po’ titubante ad andare al bar. Ma contiamo sia una situazione temporanea». Per quanto riguarda spazi e plateatico sia il bar Castello che la Triestina in qualche modo si sono organizzati: «Nel nostro plateatico avevamo già i tavoli distanziati, abbiamo dovuto rinunciare soltanto ad un paio, il problema è che a volte restano vuoti. Dentro ovviamente non si accede in 10 insieme ma 2/3 alla volta. La Triestina invece, che non ha plateatico, ha spazi interni più ampi, ma soffre un po’ perchè ha un tipo di clientela che consuma direttamente al banco e questo la penalizza rispetto a noi».

Assembramenti e spritz

I locali pubblici del centro sono finiti anche a Vicenza al centro delle polemiche per gli assembramenti da “spritz”, con ragazzi spesso senza mascherina o con il dispositivo abbassato, che fanno festa fuori dai bar. «Non è sicuramente semplice gestire la situazione – commenta il barista – perchè dopo due mesi e mezzo di clausura c’è voglia di socializzare ma si fa, anche con l’aiuto delle forze dell’ordine. Da noi sono passati gli agenti, nessuna multa ai ragazzi, solo un indirizzo a comportamenti più consoni. Anche noi diciamo ai clienti di fare attenzione e l’atteggiamento riscontrato è collaborativo, anche da parte dei più giovani. Li vedo sul pezzo, coscienziosi. Può capitare che invece di un metro tra loro ci siano 80 centimetri ma capiscono e si cerca di far rispettare le indicazioni». Ma sugli assembramenti immortalati da foto e video? «Non mi hanno fatto arrabbiare, non mi sento di giudicare, non li voglio nemmeno giustificare. Dico che è successo e non dovrà più succedere». E conclude con una sorta di appello alle istituzioni: «Appena sarà possibile bisogna cercare di stimolare il turismo estero, considerato che negli ultimi anni Vicenza stava vivendo un buon periodo da quel punto di vista. Ho sentito di corridoi tra Germania, Austria, Croazia… non vorrei che l’Italia e il Veneto, regione fortemente turistica, venissero un po’ tagliate fuori».

(ph: Bar Castello)