Destra e sinistra sono d’accordo: «Riaprire casinò di Venezia»

«Il Consiglio comunale ha approvato ieri, 21 maggio, una mozione che prova a tracciare un percorso per riaprire quanto prima il Casinò, ovviamente nel rispetto delle norme di sicurezza per la tutela dei lavoratori e degli utenti.
Abbiamo chiesto di percorrere tre strade: richiedere l’interpretazione autentica del DPCM, che non parla in modo esplicito delle tre Case da Gioco italiane; sollecitare un nuovo atto amministrativo del Governo; provare, come già stanno facendo in Liguria, ad aprire un confronto con la Regione». Lo afferma il Partito Democratico di Venezia in una nota.

«Per il Partito Democratico è importante provare a dare un futuro a circa 600 lavoratori e ad entrambe le sedi di Venezia e Ca’ Noghera. Ancora una volta è evidente che, in un momento delicato com’è quello che stiamo vivendo, è necessaria una stretta collaborazione tra istituzioni per il bene comune» prosegue la nota.

«Il Casinò di Venezia chiuso assieme a sale slot, sale scommesse e bingo: una situazione ingiusta per il consiglio comunale del capoluogo lagunare, che ieri sera ha approvato una mozione, sottoscritta anche dalla consigliera di Fratelli d’Italia Maika Canton, chiedendone la riapertura in tempi brevi». Aggiunge il deputato di Fratelli d’Italia Luca De Carlo: «Parliamo della casa da gioco più antica del mondo, di un’attrazione turistica che attira visitatori da ogni angolo del pianeta. In questo momento in cui rilanciare il turismo, soprattutto per una Venezia che prima del lockdown ha subito la devastazione dell’acqua granda, è fondamentale, credo che riaprire il Casinò sia una priorità. Non solo per il Comune di Venezia, che ha competenza esclusiva sulle entrate, ma per il ruolo attrattivo che il Casinò ha, e che ha riflessi diretti su tutte le attività economiche, ricettive e turistiche veneziane».

«Se la chiusura dovesse proseguire fino a fine mese, si stima una perdita di oltre 27 milioni di euro; sono quasi 600 i dipendenti costretti ad accedere agli ammortizzatori sociali, e con l’indotto arriviamo a 800 lavoratori; 800 famiglie che da quasi due mesi non possono lavorare – sottolinea De Carlo. – Se dovessimo attendere l’apertura di tutte le sale da gioco, fissata per il 14 giugno, partiremmo in netto ritardo rispetto alle nazioni a noi confinanti e dirette concorrenti nel settore, come Austria e soprattutto Slovenia; a quel punto, la ripartenza sarebbe ancora più dura».

«Venezia, lo abbiamo sempre sostenuto, ha bisogno di un’attenzione particolare da parte dello Stato – conclude De Carlo -. Basta con le chiusure imposte per codici Ateco: facciamo lavorare chi può farlo in sicurezza. Per questo, mi batterò in Parlamento per far sì che le porte del Casinò riaprano al più presto e chiedo al Governatore del Veneto di valutare la possibilità di anticipare con propria ordinanza la riapertura di un luogo che non è banalmente una sala da gioco, ma un’importante attrazione turistica e un fondamentale ingranaggio nel motore economico veneziano».

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