Dieci anni fa il Triplete dell’Inter, che parla anche veneto

Cinque maggio, sedici maggio e ventidue maggio. Sono queste le tre tappe che portarono nel 2010 l’FC Internazionale di Milano, meglio conosciuta come Inter, a conseguire il cosiddetto treble in inglese, triplete in spagnolo, tripletta in italiano. Consiste nella vittoria di tre titoli nella stessa stagione. Ovviamente il più importante è quello che comprende campionato nazionale, coppa nazionale e coppa continentale, nel caso dell’Inter Serie A, Coppa Italia e Champions League, l’unica squadra italiana a riuscirci.

Nella rosa della compagine di José Mourinho, autoproclamatosi “SpecialOne” ed erede naturale dell’Helenio Herrera della Grande Inter di papà Angelo Moratti negli anni ’60, che realizzò il sogno più grande del figlio Massimo, in quella magica notte di Madrid, e poi scappò tra le lacrime, di nascosto, per andare ad allenare proprio il Real Madrid, c’erano anche due veneti.

Il primo è Francesco Toldo, per gli interisti “Toldone”, ancora oggi monito per tutti gli olandesi che osino parlare all’Italia di rigore, grazie a quella parata agli Europei del 2000, quando poi Zoff fu “esonerato” da Berlusconi, già in vena di editti bulgari. Nato a Padova, il suo paesino è Caselle di Selvazzano, alle porte della Città del Santo. Un grande esempio di umiltà e professionismo che pur di continuare a vivere la favola Inter, dopo aver gioito e sofferto con Cuper e Zaccheroni, ha accettato di farsi soffiare il posto da Julio Cesar e di fargli da secondo.

L’altra presenza veneta è il “bambino” Davide Santon, figlio d’arte del padovano Mirko e cresciuto sul Delta del Po ai confini tra Emilia e Veneto. In tutto gli italiani in rosa erano 7, tra cui spiccano i nomi del campione del mondo Materazzi e del ribelle Balotelli.

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