Lorenzoni: «Crisanti ha ucciso la Bestia di Zaia»

Il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni: «Quando si squarcia un velo, il presidente non sa mai niente. Il Doge è solo. E nudo»

«È avvilente per il nostro mondo accademico e per il grande sforzo che medici e infermieri hanno compiuto e stanno compiendo, per il nostro Veneto che il professor Crisanti si trovi costretto a denunciare che sulla “tenuta sanitaria” della nostra regione si stia compiendo una gigantesca operazione elettorale».

Così il candidato alle Regionali del centrosinistra Arturo Lorenzoni, a proposito della polemica tra Andrea Cristanti e il dipartimento prevenzione della sanità veneta.

«In queste settimane di comunicazioni senza contraddittorio, il frettoloso presidente del Veneto con vista su Roma, ha assunto, presso ampie fette dell’opinione pubblica, il ruolo di salvatore – prosegue – Addirittura chi non vive nella nostra regione pensa che in Veneto gli annunciati “tamponi davanti al supermercato ci siano veramente stati e ci invidia».

«Il professor Crisanti ha squarciato il velo su di un’enorme mistificazione e ora si spiega anche la fretta di andare alle urne. Il Veneto, lo abbiamo detto molte volte, regge bene perché il proprio sistema sanitario, messo in seria discussione dalla costituzione dell’Azienda Zero e dalle forti pressioni verso la privatizzazione attuate attraverso tagli indiscriminati di reparti e posti letto, si conferma un’eccellenza» dettaglia Lorenzoni.

«Per il resto Zaia e i suoi non stanno muovendo un dito. È impietoso il confronto con le altre regioni in termini di sostegno economico, di innovazione nel sistema della produttività e della mobilità, di incentivi alla costruzione di uno stile di vita più attento all’ambiente e che preveda maggiore cautela. basti pensare ai milioni stanziati dalla regione Emilia Romagna per la costruzione di piste ciclabili che se sommati con il “bonus mobilità” previsto dal Governo indica con certezza una direzione verso la quale muoversi – aggiunge – La verità è che oltre alle rivendicazioni, alcune delle quali persino condivisibili, e alla propaganda non c’è nessuna idea di Veneto».

«C’è solo quella conservazione per la quale i successi degli imprenditori, dei professionisti e delle famiglie venete diventano automaticamente un merito del presidente Zaia da raccontare in giro e coltivare la propria ambizione nazionale – conclude – E quando si squarcia il velo, come per il Mose solo per citare un esempio, il presidente non sa mai niente. Non sa niente della pedemontana, dei Pfas, del consumo di suolo, del piano mobilità regionale che è soltanto un pressappoco o di quello per la qualità dell’aria. Zaia del Veneto, di quella parte che dipende da lui, non sa mai nulla. Si prende i meriti della società veneta e questo ultimo episodio, denunciato coraggiosamente dal professor Crisanti, altro non fa se non che dire che il Re, o meglio il Doge, è nudo. E solo».