Crisanti vs Zaia? Tanto rumore per (quasi) nulla

La polemica del consulente del Veneto contro la struttura sanitaria regionale è strumentalizzata per cavalcare la questione del merito di un successo. Ma senza basi nei fatti

Il Veneto è la Regione guidata dalla Lega, quindi all’opposizione del governo Conte, che a differenza della Lombardia ha retto bene alla prova del Coronavirus. Il presidente Luca Zaia è il governatore che “ce l’ha fatta”, surclassando il collega Attilio Fontana, subissato dalle critiche. In Italia, dunque, un modello di buona sanità nella guerra al Covid 19 c’è, ed è il Veneto. E’ questa, in estrema sintesi, la narrazione che si è imposta nel Paese, sostenuta per altro con entusiasmo dagli anti-leghisti più truci, da Travaglio a Crozza. Anti-leghisti o per meglio dire anti-salviniani, perchè mettere in luce i meriti di Zaia significa minare la leadership di Matteo Salvini, cercando di rappresentare un Carroccio diviso (che non è, avendo il leninismo nel dna) e con un altro gallo nel pollaio, il super-Zaia dal gradimento stratosferico (che effettivamente potrebbe essere alternativo al Capitano se lo volesse, ma non vuole). Viene da questo sottofondo politico la polemica fra Andrea Crisanti, il consulente di Zaia che ha ideato il metodo dei tamponi a Vò, e Francesca Russo, direttrice del dipartimento prevenzione regionale. La questione è: a chi va il merito? Se ha ragione Crisanti, nel denunciare l’iniziale contrarietà della macchina sanitaria a estendere l’esame nasofaringeo anche agli asintomatici, è minimizzato il ruolo della Regione. Se ha ragione la Russo, che rivendica di aver approntato la pianificazione adatta, vuol dire che la notizia dell’altro giorno sul contagio ridotto ai minimi termini, è la consacrazione finale del Veneto primo della classe.

Peccato che la contraddizione non ci sia. Spiacerà alle curve di tifosi non abituati a ragionare sui fatti, ma i fatti erano già emersi e sono chiari e distinti. Come ha più volte dichiarato lo stesso Crisanti (anche a questo quotidiano online), è stato Zaia, investito dall’emergenza, a prendere la decisione dei tamponi a tappeto nel primo focolaio a Vò, il 21 febbraio, dopo il primo morto all’ospedale di Schiavonia, Adriano Trevisan. Pochi giorni dopo Crisanti gli telefona e gli propone di effettuare un secondo screening, così da elaborare una mappatura che fornirà un primissimo modello statistico. Il 3 marzo Zaia acconsente e finanzia con 150 mila euro. Intuizione del governatore? Crisanti, direttore di Microbiologia a Padova, era già uscito sulla stampa con l’idea che poi sarebbe diventata il metodo vincente, sostenendo che si sarebbero dovuti sottoporre al test coloro che rientravano dalla Cina. Tanto è vero che l’11 febbraio l’Azienda Zero, a capo della quale c’è Domenico Mantoan, gli invia una lettera in cui in pratica gli contesta l’ipotesi di cui ha parlato ai giornali, non avvalorata da alcun indirizzo dell’Oms o del ministero della Salute, e che fra l’altro avrebbe un costo che, se non giustificato, avrebbe potuto ovviamente comportare rischi di danni erariali. E anche questo dissidio, Crisanti vs sanità (non solo veneta, ma nazionale e mondiale) era già agli atti. Con lo scoppio dell’epidemia, Zaia smentisce la sua stessa struttura, scavalca il governo e benedice la via indicata da Crisanti.

In questa successione di eventi, i piani della Russo semplicemente non c’entrano nulla. La dottoressa che guida la prevenzione ha spiegato che il 30 gennaio ha scritto a Crisanti per avere indicazioni sul modo di raccogliere e gestire i campioni biologici dei casi sospetti, Crisanti gli ha risposto e sulla base di questa risposta hanno proceduto. E’ sempre stato Crisanti, insomma, la mente, e in questo senso è corretto definire «baggianata» l’attribuzione del merito iniziale alla Russo. Lo ha ammesso lo stesso Zaia: «Spesso si confonde lo studio scientifico condotto dall’Ateneo di Padova a Vo’ a fine quarantena con il piano di sanità pubblica del Veneto. Sono due operazioni diverse. Crisanti mi ha chiamato e mi ha detto: lei ha fatto una bella scelta, il Comune padovano è l’unica realtà al mondo ad aver sottoposto a tampone tutti i cittadini all’inizio della quarantena, io ne approfitterei per realizzare una pubblicazione scientifica rifacendo lo screening al termine della zona rossa. Ma non c’entra nulla con il piano del Veneto» (Corriere del Veneto, 24 maggio). Riassunto: Crisanti ha il merito scientifico, Zaia quello politico, il resto della compagnia ha seguito a ruota i due. E’ sempre stato palese. Much ado about nothing.