Bellezza dopo il lockdown: “I segni del tempo, i segni dell’arte” di Andriolo

Riapre il 30 maggio alla Nuova Galleria Civica di Montecchio Maggiore la mostra sul pittore vicentino legatissimo alla sua terra. Il riconoscimento del ruolo dell’arte nella società

La Nuova Galleria Civica di Montecchio Maggiore riapre il 30 maggio con l’inaugurazione della mostra dedicata al pittore vicentino Enzo Andriolo “I segni del tempo, i segni dell’arte”, sospesa a marzo dalla chiusura dello spazio espositivo a causa della pandemia. La decisione dell’Amministrazione comunale montecchiana rappresenta oggi non soltanto una conferma della fiducia nelle scelte di Giuliano Menato responsabile della Galleria e curatore della mostra, ma anche un gesto di riconoscimento del ruolo dell’arte nella società, pur se provinciale, nei momenti difficili non meno che in tempi tranquilli. Il fatto che la mostra sia dedicata ad un autore locale, che dalla provincia non s’è mai allontanato, dà inoltre a questa ripartenza un particolare significato.

Tutto il percorso artistico di Enzo Andriolo si svolge infatti a Vicenza e provincia, dove abita tuttora, ed è un percorso indipendente, da autodidatta accorto e sensibile. Dopo una breve frequenza alle lezioni di Otello De Maria, ha maturato il proprio fare in maniera autonoma, attento soprattutto alle proprie istanze interiori, secondando, come afferma il curatore, «l’istinto che l’ha portato a guardare dentro di sé più che a ciò che facevano gli altri». Ha convocato così in un’unica strada le differenti esperienze culturali e sentimentali della sua esistenza d’artista. Tale patrimonio di conoscenze l’ha spinto negli anni ad esperimentare diverse modalità espressive, trovando infine nella pittura informale le migliori risposte ai quesiti posti dall’analisi di sé, in rapporto alla propria storia e alla realtà quotidiana in continuo divenire.

L’informale di Andriolo è libero, caratterizzato da un sicuro sentimento del colore e aperto ai giochi offerti dalla materia, sia essa pittorica o eterodossa, come i lembi di giornale raccolti a costruire all’interno del quadro brevi discorsi estemporanei, alla maniera di rapide intrusioni del mondo reale in opere comunque controllate dalla forza dei cromatismi. Ne offrono esempio le creazioni intitolate “Nero, Giallo, Rosso“, dove questi agglomerati di materiale estraneo esaltato da tinte contrastanti sembrano galleggiare sulle stesure monocromatiche di base: episodi fantasiosi che attraverso la tecnica del collage si trasformano in pittura. Grazie al felice allestimento tutte le opere esposte argomentano efficacemente il lavoro di Andriolo e ne mettono in risalto gli aspetti più interessanti, dalle raffinatezze delle creazioni nella tecnica dell’affresco strappato, assai congeniale al nostro autore, all’ampio respiro dei teleri dominati da una luminescenza che intride la materia e si espande riverberando nello spazio pittorico, frammentata in variazioni cromatiche nelle quali è leggibile l’eco di riflessioni non occasionali sulla grande pittura veneta.

Il ricco percorso espositivo consente una lettura approfondita dell’intero operato dell’artista. “I segni del tempo, i segni dell’arte”, probabilmente la mostra più vasta tra quante sino ad oggi gli sono state dedicate, rappresenta infatti il riconoscimento del lungo impegno di Enzo Andriolo nell’arte da parte della sua comunità d’appartenenza. Segno civile, che nell’ottica dei nostri giorni appare particolarmente degno di nota.