«Rispettiamo le regole, prima ne usciamo e prima si torna a rockeggiare»

Il dj padovano Mariotio: «Se il periodo di limiti troppo stretti ai live si allungherà, prevedo feste abusive. Invece la sicurezza viene prima di tutto»

Sicurezza, speranza e rock’n’roll. La musica dal vivo ripartirà ufficialmente dal 15 giugno, in teoria. I paletti messi dal governo non sono esattamente il massimo per facilitare la ripresa di un settore, quello dei concerti e degli eventi dal vivo, oggi completamente a terra. Sicurezza, quindi, fino a eccessi come vietare il consumo di bevande durante gli spettacoli. Ma anche speranza che dopo il periodo di limitazioni, la voglia compressa di live esploda più forte di prima. Questo almeno è l’augurio del padovano Mario Tiozzo, in arte Dj Mariotio, pilastro della scena metal e rock del Veneto da quando, nei primi Duemila,è ai microfoni della la trasmissione radiofonica “Materiale Resistente” su Radio Cooperativa, aggiungendo negli ultimi mesi lapillola giornaliera “Rock feed” su Radio Marilù, e animando le consolle di locali e pub in tutta la regione. Fino alla quarantena, s’intende. «Quando al bambino togli il giocattolo per un bel po’, poi la voglia di giocare torna. Io spero che torni».

A guardare il primo fine settimana, a parte il popolo degli spritz (per lo più studenti liceali e universitari) i segnali non sono incoraggianti. Tolti i centri storici, gli ormai pochi posti votati alla musica dal vivo non hanno visto tornare in massa gli aficionados. Logico: mancando gli eventi, non c’era interesse immediato. Ma è qui il punto: se potranno essercene pochi, con la preoccupazione della distanza, e nel frattempo stabilizzatasi una certa abitudine a non frequentarli, difficile il risorgere della notti ad alto voltaggio. «Purtroppo credo che per il ritorno della musica pop, rock e metal dal vivo bisognerà aspettare ancora molto – sospira Mario – assistere ad un live indossando mascherina e attuando adeguato distanziamento fisico lo vedo poco fattibile anche per la musica classica, leggera, o comunque spettacoli con posti a sedere figuriamoci per il rock/metal. Il contatto sociale durante i concerti trovo sia inevitabile, ergo il distanziamento è inattuabile». Lui aveva lanciato a mo’ di provocazione un’idea: «All’inizio del lockdown con amici e con un successivo post su fb ho lanciato l’idea/provocazione del concerto modo drive-in e non ho trovato molti sostenitori anche se, a quanto pare, c’è qualche organizzatore che ci ha pensato sul serio. Una delle poche cose di cui si è capito del virus è la facilità di contagio/propagazione e finché non ci sarà una cura o non scomparirà definitivamente, il distanziamento è l’unico rimedio».

Per garantirlo, però, le regole stilate dai tecnici del governo sembrano scritte da chi il mondo della musica lo ha visto con il binocolo. «Sicuramente», concorda il dj, «però, anche se apparirà poco rocknroll dirlo, la sicurezza dev’essere la priorità. Quello che non ho capito però è il divieto di abbeverarsi, che vuol dire uccidere qualsiasi vano spiraglio che qualcosa si possa svolgere: le consumazioni durante gli eventi sono indispensabili, e a volte rappresentano il solo modo per coprire le spese e, se si è fortunati, portare a casa un profitto». Da esperto in materia, Mariotio non esclude che «se la fase 2 si potrarrà troppo a lungo, possa esserci chi organizzerà feste abusive. Se dovessero chiamarmi per mettere dischi, io dirò di no».

L’ottimismo, tuttavia, rimane: «Spero, e in parte sono convinto, che dopo questo periodo qualcosa succederà. La “fame” per i live tornerà, il covid 19 non ucciderà il rock, che non è solo musica, è uno stile di vita!». Uno stile di vita sempre più elitario, di nicchia. E qui il coronavirus non c’entra. C’entra molto più internet, che sedentarizza, fa perdere il gusto dell’esperienza diretta, uccide la curiosità. Mariotio anche su questo si conferma più fiducioso: «Un tempo l’acquisto di un disco, era consigliato dall’amico o dall’appassionato di fiducia, a volte ci si affidava alle recensioni, ora basta cercare su YouTube o altra piattaforma ascoltare per preview, singolo, a volte un album intero e si può capire se vale la pena di essere acquistato o lasciato allo streaming. Ovviamente il modo di ascoltare la musica è inevitabilmente cambiato, ma il piacere di avere un oggetto in mano contenente musica incisa ha sempre il suo fascino. Quello che la “virtualità” non deve assolutamente sostituire in periodi come questo sono i rapporti umani e sociali che la Rete può aiutare a mantenere, ma a cui non può fare da surrogato. Nessuna videochiamata può valere una chiacchiera al parco o al pub/club davanti un paio di birre, come nessun concerto in streaming può sostituire un vero live show».

Internet è lo strumento che in effetti è diventato ancora più indispensabile per la comunicazione fra persone. E vi ricorrono anche le autorità, per esempio lanciano uno spot per mettere in guardia i più giovani da violare le regole di distanziamento: «è molto forte – commenta Mariotio – e per certi aspetti mi ricorda un altro spot della campagna contro l’aids che andava in onda fine anni ottanta/primi anni Novanta (quello con i corpi infetti evidenziati in viola). Dopo le scene viste nei locali anche nella mia Padova, credo che qualcosa di forte finalizzata a sensibilizzare fosse necessario. Un mio amico che gestisce il “Gasoline”, un locale in zona Arcella Padova, la settimana scorsa è stato costretto a chiudere dopo due giorni di attività perché i clienti non rispettavano le regole. Credo che se ne vogliamo uscire prima possibile e definitivamente, dobbiamo tutti fare dei sacrifici, anche solo per rispetto per chi non ce l’ha fatta e per tutti gli operatori sanitari e dei negozi di prima necessità che si sono sbattuti mentre noi eravamo a casa a guardare Netflix in divano».