Scuola, Bigon (Pd): «Per ragazzi autistici non basta supporto a distanza»

«I ragazzi autistici e le loro famiglie non devono essere lasciati ancora soli: non è possibile, per esempio, che l’assistenza domiciliare in sostituzione di quella scolastica sia a discrezione del distretto sanitario di appartenenza e non sempre attuabile a causa della carenza di operatori. Il supporto a distanza, soprattutto per i casi più gravi, è insufficiente». Lo afferma in un comunicato Anna Maria Bigon, consigliera regionale del Partito Democratico, e prima firmataria di un’interrogazione sottoscritta dalla vice capogruppo Francesca Zottis e dal collega Andrea Zanoni.

«Molte le segnalazioni che arrivano da famiglie e associazioni che vivono questa difficile realtà. Fin dalla chiusura delle scuole, tre mesi fa, la Regione del Veneto, avrebbe dovuto intervenire facendosi carico del problema. In assenza di un sostegno pubblico – prosegue la consigliera – i genitori sono stati costretti a rivolgersi a professionisti privati, sia per la presa in carico che per la predisposizione di un progetto educativo individualizzato in collaborazione con il neuropsichiatra di riferimento. Ma senza indicazioni chiare, e valide per tutti, ogni professionista e ogni cooperativa hanno agito in modo indipendente. Inoltre, associazioni e famiglie lamentano l’assenza di protocolli chiari riguardanti la sicurezza sanitaria, così come di contributi economici per l’assistenza domiciliare che compensi innanzitutto, l’impossibilità della partecipazione alla didattica a distanza».

«In attesa di un ritorno alla normalità, anche per le attività scolastiche, si rende necessario assicurare fin da subito un sostegno concreto: ragazzi e genitori non possono restare ancora per ulteriori 3-4 mesi in queste condizioni» conclude Anna Maria Bigon.

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