Coronavirus: il Brasile non rinuncia all’idrossiclorochina

Rio de Janeiro, 26 mag. (Adnkronos Salute/Europa Press) – Il governo brasiliano manterrà l’autorizzazione all’uso dell’idrossiclorochina per i casi non gravi di Covid-19, malgrado l’Organizzazione mondiale della sanità abbia sospeso gli esperimenti clinici a seguito di un rapporto sugli effetti negativi del farmaco.
Secondo lo studio pubblicato dalla rivista ‘The Lancet’ su dati relativi a 96mila pazienti, questo trattamento è collegato a un accresciuto rischio di morte e di malattie cardiache. La settimana scorsa, il ministero della Salute brasiliano aveva dato il via libera all’uso di idrossiclorochina per i pazienti affetti da una forma non grave della malattia, così come chiedeva il presidente Jair Bolsonaro e – malgrado lo studio e le reticenze dell’Oms – ha già annunciato che non modificherà gli attuali protocolli.
Per Mayra Pinheiro, responsabile del ministero della Salute del Brasile, lo studio che ha messo in discussione l’uso del farmaco non è stato svolto con una metodologia “accettabile” tale da farlo considerare un punto di riferimento. “Non è uno studio clinico, ma una raccolta da dati fatta in vari Paesi”, ha dichiarato in conferenza stampa.
Il ministero dunque “è tranquillo” sulle decisioni adottate dal Brasile, dove si prevede la possibilità per i medici in piena autonomia di offrire il trattamento ai pazienti che lo desiderino. Il protocollo brasiliano prevede la somministrazione di idrossiclorochina dietro prescrizione e con l’accordo del malato, che dovrà sottoscrivere la scelta fatta sapendo che “non esistono garanzie di risultati positivi” e “che non ci sono studi che dimostrino i benefici clinici” di questo farmaco. Allo stesso modo il paziente deve assicurare che non farà ricadere sui medici la responsabilità di eventuali “gravi cedimenti di organi, estensione del ricovero, incapacità temporanea o permanente o decesso”.
Bolsonaro ha sostenuto con forza l’uso del farmaco, arrivando a scontrarsi con i responsabili della Sanità, due dei quali hanno rinunciato all’incarico in meno di un mese. Il Brasile è il secondo Paese al mondo per casi di contagio con circa 375mila positivi. I decessi sono stati circa 23mila.

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