Protezione civile, Comitato volontari boccia gli assistenti civici

Il presidente Losi: «I nostri volontari offrono impegno costante nella formazione e addestramento. Qui invece si reclutano 60 mila cittadini senza adeguata preparazione per compiti delicatissimi»

«Un provvedimento come questo è pericolosissimo perchè introduce il principio che si possa essere volontari senza avere alcuna preparazione per farlo. Sono estremamente preoccupato». Questo il commento di Patrizio Losi, presidente del Comitato Nazionale per il Volontariato di Protezione Civile, sui 60 mila assistenti civici voluti dal ministro Boccia che dovrebbero «vigilare sul rispetto delle norme per il distanziamento nella fase 2», e dopo le precisazioni successive, che hanno limitato i compiti degli assistenti civici a quelli di «volontariato» e di «pubblica utilità».

Losi sottolinea che «il volontariato di protezione civile ha rappresentato, dal momento dell’istituzione del Servizio nazionale fino a oggi, un fiore all’occhiello per il nostro Paese, unico al mondo ad aver saputo coinvolgere le competenze e le qualità del volontariato in un sistema organizzato e integrato che in ogni occasione ha dimostrato con generosità una straordinaria efficacia di intervento. E un provvedimento come questo rischia di ledere in maniera irrimediabile tutti coloro che a questo mondo si sono dedicati. I nostri volontari e volontarie che operano ogni giorni al fianco delle Istituzioni, oltre al proprio tempo, offrono un impegno costante nella formazione e nell’addestramento, nell’elaborazione di metodologie operative sempre più efficaci, nello studio e nella pianificazione. Mentre qui si affidano compiti delicatissimi a sessantamila cittadini reclutati in maniera estemporanea senza l’adeguata preparazione. Così si rischia, al contrario, di esporre persone impreparate e cittadini comuni a situazioni complesse anche dal punto di vista della sicurezza, aspetto che non può mai essere gestito da volontari».

Un altro punto centrale per Losi è che «tali assistenti civici dovrebbero essere riconoscibili portando i loghi e le insegne della stessa protezione civile nazionale: a questo proposito chiediamo un immediato cambio di rotta. Così come auspichiamo che in nessun caso tali risorse vengano affidate al coordinamento della protezione civile a qualunque livello, a maggior ragione nei comuni dove, in particolare nei centri più piccoli, le strutture di coordinamento dell’emergenza funzionano anche grazie al contributo del volontariato di protezione civile: cioè da persone preparate e qualificate per operare in sicurezza, in armonia con tutte le altre componenti del Servizio nazionale della protezione civile. Auspichiamo – conclude Losi – che la riconsiderazione di tale provvedimento conduca al riconoscimento del valore insostituibile che il volontariato di protezione civile, e più in generale il Terzo Settore, per la funzione a cui assolve nella vita sociale del Paese».

(ph: imagoeconomica)

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