«Il vino veronese affonda le radici nella storia: venga riconosciuto dall’Unesco»

Giorgetti (FdI) commenta la notizia del ritrovamento del pavimento di mosaico di una villa romana sotto le vigne di Negrar: «Dopo il prosecco tocca a noi»

«L’archeologia dimostra ancora una volta come la coltivazione della vite nel veronese fosse praticata fin dalla remota antichità. La scoperta della villa romana di Negrar sia di stimolo per riprendere la procedura di riconoscimento Unesco della Valpolicella, rallentata dal Prosecco. Verona chieda ciò che le spetta e merita». Queste le parole del Vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto ed esponente di Fratelli d’Italia Massimo Giorgetti che sottolinea: «Abbiamo il dovere di valorizzare non solo il patrimonio storico materiale, ma anche quello immateriale, come le tecniche di appassimento di Amarone e Recioto».

«Dopo il Prosecco, ora tocca a noi; la Regione deve dimostrare che non considera marginale Verona e il suo vino, mettendo a disposizione le risorse per finanziare gli studi e le procedure necessarie per raggiungere l’obbiettivo. E su questo punto intendo incalzare da subito la Giunta, ma contemporaneamente i Sindaci e Consorzi di tutela si attivino. Ci vorrà del tempo – conclude Giorgetti – ma è un obbiettivo imprescindibile per il futuro delle nostre colline e della nostra provincia entrare in questo modo in un circuito che farà bene al territorio, alla tutela paesaggistica e ambientale, darà rilancio al settore del turismo e dell’accoglienza, oltre ad aumentare il valore del Vino prodotto».

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