Fase 2: l’allarme, rischio aumento 20% disturbo da stress post-traumatico

Roma, 28 mag. (Adnkronos Salute) – C’è il rischio che, dopo la pandemia e il lockdown, il disturbo post-traumatico da stress aumenti del 20% nei prossimi 3 mesi, tra la popolazione medica e quella generale. Lo affermano Armando Piccinni, docente straordinario di Psichiatria alla Saint Camillus University di Roma e presidente della Fondazione Brf, e il sociologo della salute Mario Campanella. “Il disturbo si presenta e si consolida nell’arco di 6 mesi da un evento traumatico – dicono Piccinni e Campanella – Si manifesta con una serie di sintomi comportamentali come flashback, incubi, sensi di colpa, ansia e fisici come disturbi gastrici, aumento della pressione cardiaca”.
La sua incidenza secondo l’Organizzazione mondiale della sanità è tra l’1 e il 9% della popolazione, con il 50-60% tra quanti hanno vissuto un trauma. Medici e infermieri, che sono stati accanto a migliaia di persone morte in questi mesi – si legge nella nota – sono “i soggetti più a rischio. Aver fronteggiato con turni massacranti l’arrivo di pazienti che a volte non si è riusciti a strappare alla morte è un forte fattore di esposizione”.
“Ma anche nella popolazione generale – dicono Piccinni e Campanella – bersagliata, specie nella quarantena, da notizie dolorose, possono svilupparsi sintomi simili, anche in considerazione del timore vissuto per la natura e la contagiosità del virus. E’ necessario dunque che Governo e Regioni investano sulla prevenzione – sostengono – e Fondazione Brf ha predisposto un piano di interventi. Fare finta di nulla significherebbe, fra l’altro, esporre migliaia di operatori sanitari a rischio, con conseguenze sulla organizzazione dei reparti, atteso che il disturbo post traumatico da stress comporta un’alta frequenza di assenza lavorativa e disagio”.

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