“Ritratto di donna”, scoppola da 1 milione. E non è tutta colpa del virus

Analisi dei conti (disponibili) della mostra in Basilica a Vicenza. Il Teatro tappa il buco, ma cosa succederà con le prossime?

Al tirar delle somme, la sfortunata mostra “Ritratto di donna” in Basilica palladiana costerà al Comune di Vicenza circa un milione di euro. Una bella scoppola: pensavano di spenderne 300 mila. Il dato si aggiunge a una situazione economica già molto difficile, con il bilancio municipale sconvolto dall’emergenza Coronavirus, che richiede di drenare massicce risorse nell’assistenza, mentre le entrate fiscali si riducono.

L’esborso preciso dipenderà da un paio di dettagli. Uno riguarda il costo dell’allestimento, che è di 300 mila euro e tecnicamente può forse essere “spalmato” su tutte tre le mostre programmate da qui al 2022 da parte del Comune. L’altro la spesa per lo smontaggio dell’allestimento stesso, che si valuta possa essere sui 30 mila euro. Al momento, questa operazione non è nemmeno programmata, ma toccherà farla: difficile che la Soprintendenza alle Belle Arti sia disposta a lasciare che tutto resti come adesso, con il salone della Basilica ingombro dell’allestimento montato e vuoto, fino all’inaugurazione della prossima esposizione, teoricamente prevista nel tardo autunno del 2021.

Com’è noto, la linea del Comune, ribadita anche al momento di gettare la spugna e chiudere definitivamente (lo scorso 28 aprile), è che la mostra curata da Stefania Portinari e dedicata in larga misura al pittore novecentesco Ubaldo Oppi, vicentino di adozione, si è vista tagliare le gambe dall’emergenza sanitaria e dal conseguente blocco delle visite, avvenuto tra la fine di febbraio e i primi di marzo. Il sindaco Francesco Rucco e l’assessore alla cultura Simona Siotto (in foto) hanno prodotto proiezioni matematiche in base alle quali, in condizioni normali, il numero di visitatori necessario a pareggiare i conti sarebbe stato raggiunto agevolmente. Le opposizioni hanno replicato proponendo calcoli differenti e affermando che le cose non sarebbero affatto andate così.

Finché la sacrosanta trasparenza non permetterà di avere tutte le cifre (e visto che l’emergenza fortunatamente si sta allentando, chissà che il momento non sia ormai vicino), una formula vale l’altra. Il dato più “sensibile”, però, non è quello sul numero dei visitatori, ma quello sugli incassi al botteghino, che non è stato ancora reso noto. E che è strettamente collegato alle politiche tariffarie. Un conto è se tutti (o quasi) quelli che si sono recati alla mostra hanno pagato prezzo pieno, un altro se è stata massiccia la proposta di sconti, agevolazioni, incentivi vari. Quando si sapranno gli incassi, si potrà capire.

In ogni caso, il bilancio di questa mostra ha una “storia” niente affatto brillante. Sei mesi prima dell’inaugurazione, fermo restando l’apporto del Comune, fissato come si diceva in 300 mila euro, il preventivo era di 800 mila euro. Qualche giorno prima dell’inaugurazione, a dicembre 2019, era raddoppiato: 1,6 milioni. La ricerca di sponsor non ha dato il risultato sperato: a quanto risulta a Vvox, si è concretizzata solo un’elargizione da 100 mila euro nella forma dell’Art Bonus. La mazzata finale è stata la pandemia. Ma è una mazzata giunta a rendere critici conti che erano già problematici. Perché se un preventivo raddoppia nel giro di pochi mesi, qualche problema c’è.

Lo sbilancio di circa 700 mila euro finora è stato assorbito dalla Fondazione Teatro Comunale, promossa al ruolo di organizzatore non senza la necessaria modifica al proprio statuto, perché queste mansioni originariamente non erano fra le sue. Il Comune quindi salderà il conto con il TCVI, il quale nel frattempo ha dovuto fare ricorso al suo Fondo emergenze per trovare le risorse. Economicamente il teatro in questo momento naviga a vista, visto che l’epidemia ha bloccato tutte le attività, le risorse da biglietteria sono inesistenti, l’equilibrio nei conti a rischio. Dunque, la situazione è particolarmente delicata. E viene da chiedersi per quale motivo sia stato affidato al Comunale un ruolo che non è il suo, soprattutto considerando che il terzo soggetto nella convenzione per la realizzazione delle mostre è invece un’istituzione che nelle mostre ha la sua ragion d’essere da decenni come il Centro Studi di Architettura, il Cisa-Palladio diretto da Guido Beltramini.

Il dissesto della mostra finisce per riflettersi, sia pure indirettamente, nei tagli alle altre iniziative culturali sovvenzionate dal Comune, il Ciclo degli spettacoli classici all’Olimpico e Vicenza Jazz, che dovranno arrangiarsi con budget all’incirca dimezzati. E quindi stanno mettendo a fuoco programmi ridotti. Colpa dell’emergenza, certo, che obbliga a indirizzare altrove i finanziamenti. Ma resta il fatto che in questo momento cospicue risorse devono essere usate anche per tappare il “buco” della mostra in Basilica. È vero che anch’essa, a sua volta, è stata danneggiata dalla pandemia, ma non è ancora chiaro in quale misura. E di sicuro, se i costi fossero rimasti intorno al preventivo della primavera 2019, i problemi sarebbero stati meno pesanti.

Sul bilancio della cultura (e più in generale del Comune), poi, aleggia la seconda mostra del ciclo triennale dell’amministrazione Rucco, che sarà curata da Beltramini e dedicata al Rinascimento. L’esposizione è stata rinviata di un anno, le prime valutazioni indicano un costo di 2,5 milioni. Dire che il momento è dei meno propizi per gli investimenti in cultura è un eufemismo. Molto dipenderà dalle sponsorizzazioni: ipotizzare come sarà la situazione in quest’ambito fra un anno, considerando l’impatto della crisi economica post-virus, è tutto meno che tranquillizzante. Sta di fatto che il Comune non può rischiare di trovarsi con un altro sbilancio, dopo quello della prima mostra. E difficilmente la Fondazione del Teatro Comunale potrebbe di nuovo affrontare la necessità di anticipare denaro per ripianare i conti, senza averne pesanti ripercussioni.
L’assessore alla cultura è anche l’assessore al bilancio: posizione ideale per tenere tutto sotto controllo. Sempre che lo si faccia un po’ più efficacemente di come è avvenuto finora.

(ph: Comune di Vicenza)