«Bimbi non sono untori e scuole chiuse salvano poche vite»

La ricercatrice Gardini passa in rassegna diversi studi scientifici tra cui quello condotto a Vò: «Nello screening fatto alla popolazione non è stato trovato nessun bambino di età inferiore ai 10 anni positivo»

«I bambini rappresentano una percentuale molto bassa dei casi documentati di Covid-19 e questa è una certezza». E il loro ruolo nella trasmissione del Coronavirus è scarso. Infatti «i dati raccolti finora raramente il contagio parte dai bambini, sia nei confronti dei coetanei che degli adulti. Ma quel che è più importante, per i possibili effetti sulle decisioni politiche future, è che sembra improbabile che l’apertura delle scuole e degli asili possa portare a un incremento significativo della mortalità». Di più: «La chiusura delle scuole da sola sarebbe in grado di impedire al massimo il 2-4% dei decessi, molto meno di altri interventi di distanziamento sociale».

Sono alcune conclusioni degli studi scientifici sul tema passati in rassegna da Sara Gandini, direttore di ricerca presso Semm (School of Molecular Medicine) e Ieo (Istituto europeo di oncologia) di Milano, esperta di epidemiologia e statistica di valore mondiale (H-index 62) secondo il virologo della Emory University di Atlanta Guido Silvestri, che nella nuova edizione delle delle sue “Pillole di ottimismo 2.0” su Facebook ne ospita un
lungo intervento che sostanzialmente assolve i bambini sospettati di essere “untori” di Covid-19. Evidenziando anche le conseguenze che una chiusura prolungata delle scuole può avere sulla loro salute psico-fisica. La conclusione dell’autore è appunto che «sembra improbabile che l’apertura delle scuole e degli asili possa portare a un incremento significativo della mortalità».

Tra gli altri studi citati, Gandini ricorda come «i dati provenienti da Vò Euganeo, dove si è effettuato uno screening del 70% della popolazione, non è stato trovato nessun bambino con età inferiore a 10 anni positivo, nonostante un tasso positivo del 2,6% nella popolazione generale che hanno effettuato test su vasta scala nella popolazione».

(ph: shutterstock)