Maxi-sequestro nel veneziano: 300 mila mascherine e 1500 kit per test sierologici irregolari

Alcuni utilizzavano marchi contraffatti per personalizzarli, altri non avevano la marcatura CE

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Venezia ha sequestrato durante i controlli svolti nelle ultime settimane oltre 300.000 mascherine e 1.500 test sierologici Covid irregolari. Le attività hanno interessato numerosi esercizi di vendita al dettaglio e all’ingrosso nonché laboratori artigianali a Venezia, Spinea, Chioggia, Martellago e Santa Maria di Sala e sono state eseguite da personale dei Reparti alla sede di Venezia e Chioggia.
Nello stesso contesto, sono stati anche intensificati i controlli ai mezzi in transito lungo le principali rotabili della provincia.

Le irregolarità riscontrate hanno riguardato la mancanza delle previste informazioni nelle etichette dei prodotti, l’utilizzo di marchi contraffatti per personalizzare le mascherine, l’assenza della marcatura “CE” o la presentazione di certificati di accompagnamento dei dispositivi rilasciati da enti non abilitati. Tra i casi riscontrati vi è quello di un piccolo laboratorio di sartoria gestito da un cittadino di nazionalità cinese dove sono state rinvenute diverse centinaia di mascherine di tipo protettivo in fase di assemblaggio unitamente ad un’analoga quantità di prodotti finiti. Gli accertamenti sui prodotti rinvenuti hanno permesso di verificare che le mascherine erano confezionate con etichette irregolari, in quanto prive dell’indicazione del nominativo del produttore o distributore e del Paese di origine della merce.

In prosecuzione del controllo, i baschi verdi hanno poi individuato un ulteriore laboratorio nella stessa zona, molto più grande del precedente e parimenti gestito da un imprenditore cinese, nel quale era in fase di confezionamento oltre 100.000 tra mascherine e semilavorati del tutto identici a quelli precedentemente rinvenuti, per tipologia, etichettatura e packaging. Il livello industriale di produzione era garantito da 21 lavoratori di nazionalità cinese e bengalese, parte dei quali erano alloggiati all’interno dello stesso laboratorio.

È stato poi individuato un laboratorio che pubblicizzava su internet la vendita di dispositivi medici e di protezione individuale; in questo caso, il controllo ha portato al rinvenimento di oltre 45.000 tra mascherine chirurgiche e d.p.i. con una marcatura “CE” apposta sulla base di certificati di conformità europea rilasciati da soggetti non abilitati.

L’intensificazione dei controlli su strada, invece, ha portato al sequestro, sulla Statale Romea, di diverse migliaia di dispositivi di protezione individuali importati principalmente dalla Romania, dall’Olanda e dalla Germania, sui quali erano apposte marcature “CE” con un codice identificativo posizionato in maniera del tutto casuale e non riconducibile ad alcun organismo notificato dell’Unione Europea. In tutti i casi i dispositivi sequestrati erano accompagnati da lettere di vettura internazionale con descrizioni generiche e venivano mischiati con altri prodotti regolarmente trasportati.

Nella rete dei controlli sono finiti anche 1.500 kit per l’effettuazione di test sierologici “fai da te” accompagnati da un certificato di conformità europea ritenuto non valido dall’Istituto Superiore della Sanità in quanto rilasciato da un ente cinese e non da un apposito organismo notificato europeo, nonché 100 flaconi di gel “antibatterico” sprovvisto dell’autorizzazione rilasciata dal Ministero della Salute.

Infine, in un laboratorio di lavorazione di mascherine, di proprietà di un cittadino straniero, sono stati trovati di lavoratori stranieri “in nero”, per cui è stata irrogata una sanzione pecuniaria di 3.600 euro e proposta la sospensione dell’attività lavorativa all’Ispettorato Territoriale del Lavoro. In esito ai controlli eseguiti 34 persone sono state segnalate alle competenti autorità giudiziaria e amministrativa.

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