Il passaporto sanitario visto da un meridionale: «Follia di Solinas»

Lettera aperta di un sardo al presidente della Regione Sardegna: «Razzismo rovesciato contro gli altri italiani» – di MATTEO FAIS

Cari amici del Nord,

ve lo devo dire, oramai qui al Sud vi odiano. Voi siete “gli untori”, quelli che, all’inizio dell’emergenza, sono fuggiti dalla loro terra per venire qui a portarci la peste e che, con l’arrivo dell’estate, ci invaderanno con l’intento di portare a termine la “soluzione finale”. Il Covid-19 ha inasprito come non mai l’eterna e funesta separazione antropologica che da tempo immemore ci divide. Sardegna e Sicilia ne sono un esempio. Qualunque subdolo mezzo è lecito per tenervi a distanza, come il passaporto sanitario che vorrebbe introdurre la Giunta Regionale Sarda. Avanti di questo passo, ci saranno i cartelli fuori dalle case, qui nell’Isola, con su scritto “Non si affitta ai polentoni”, come un tempo al Nord si vedeva scritto “Non si affitta ai meridionali”. Questa è follia! Sappiate, comunque, che al Sud non siamo tutti così – almeno tra coloro che auspicano una vera e forte coesione nazionale. I nemici – se di nemici si può parlare – non vengono né da Milano né da Vicenza, ma da oltre le Alpi e hanno tutto l’interesse a creare divisioni tra noi. Per questo, da meridionale – e sperando di parlare anche in vostra vece –, ho scritto una lettera al Presidente – leghista – della Regione Sardegna.

Gentilissimo Presidente Christian Solinas,

Lei forse non si rende conto che la sua richiesta di un passaporto sanitario, per i “continentali” che volessero venire in Sardegna, è follia – o, per meglio dire, roba da manicomio. Mi potrebbe spiegare come dovrebbe fare un lombardo o un veneto a sottoporsi a tampone e test sierologico, qualche giorno prima di partire, se, almeno per quel che concerne il tampone, questo viene praticato solo in caso si sia sintomatici? Presidente, noi l’abbiamo votata perché facesse meglio della Sinistra e, invece, lei si sta comportando esattamente come uno Zedda qualunque.

In Sardegna, le faccio notare, siamo pieni di gente proveniente da Dio solo sa dove, e su cui non è stato eseguito alcun controllo sanitario, che circola indisturbata. Questo è razzismo rovesciato nei confronti dei nostri fratelli italiani. Non possiamo dire “porti aperti” e, al contempo, aeroporti chiusi. Peraltro, mi perdoni, ma come crede di poter sostentare l’economia di questa disgraziata isola, con la Grazia dello Spirito Santo?

Si metta una mano sulla coscienza, Presidente. Proprio Lei che è leghista, dovrebbe evitare di trasformarci in un centro di accoglienza e ricongiungerci al resto del Paese.

(Ph. Imagoeconomica)