Il sussulto di vitalità di Rucco

Il sindaco e presidente della Provincia di Vicenza ha (finalmente) uno scatto d’orgoglio sul tema Fiera. Ma il banco di prova è la fusione di Aim con Agsm e A2A. E la gestione dell’amministrazione

Al sindaco di Vicenza la quarantena deve aver fatto bene. In questi primi anni di mandato lo abbiamo conosciuto come l’arci-mega-classico esponente della quintessenza vicentina, esporsi poco e decidere il minimo, mentre l’altro ieri sera, nel consiglio comunale online, è emerso un Francesco Rucco diverso: pugnace, diretto, senza fronzoli. Che sia il preludio a una Fase 2 della sua amministrazione, finora alquanto scialba, o un episodio circoscritto da archiviare come sfogo momentaneo, questo dipenderà da lui. E ce ne accorgeremo presto.

Ma intanto, ha finalmente parlato come dovrebbe parlare sempre. Certo, lo ha fatto giocando in difesa. Ma lo ha fatto, il che, dati i precedenti, non è poco. Incalzato dall’opposizione di centrosinistra che lo accusa di lasciar svendere la multiservizi comunale Aim nel calderone di fusione con la veronese Agsm e la lombarda A2A, Rucco in sostanza ha replicato: piano, voi non potreste fare tanto i galletti, visto che una svendita ce l’avete già sulla coscienza, ed è quella della Fiera di Vicenza data in pasto a Riminifiere nella società Ieg dove «non contiamo nulla», tanto che non si riesce a portare a casa un euro di utile. Verissimo: già mesi prima dell’emergenza coronavirus, i padroni riminesi avevano non solo stoppato la ristrutturazione del quartiere fieristico che era stata promessa, ma aveva pure chiesto i soci vicentini, Comune e Provincia (di cui Rucco è presidente) ci mettessero quattrini freschi. Danno e beffa.

Rucco dice bene anche quando rinfaccia al centrosinistra di non poter dare lezioni di trasparenza, visto che ai tempi dell’operazione Fiera l’amministrazione Variati non ha mai brillato in questo senso. Tanto meno per ciò che riguardava Aim. E questo perchè? Perchè, secondo il sindaco, «chi c’era prima di noi non si è messo d’accordo sui posti: direttore generale, presidente, vice, amministratore delegato. A noi dei posti non ce ne frega». Ecco, sì, l’aggregazione con la sola Agsm, la cui trattativa si estenuò per anni concludendosi in un nulla di fatto, effettivamente riguardava l’assetto societario, arrivando a concepire l’assurda ipotesi di due amministratori delegati in contemporanea. Roba da ridere, più che da piangere.

Però, i posti dovrebbero fregargli, al sindaco. Primo, perchè i posti interessano comunque agli uomini dei partiti che lo sostengono, Lega in primis, e sicuramente ai colleghi di centrodestra che governano a Verona. E importano moltissimo ai milanesi e bresciani di A2A, che difatti nel progetto si sono accapparati quello decisivo: il ceo. Gliene dovrebbero fregare eccome, insomma. Il centrosinistra, nonostante non sia casto e pio, correttamente fa notare come la prospettiva finora resa nota, cioè fondere Aim con Agsm avendo scelto preventivamente A2A come partner, è già sbilanciata a priori verso quest’ultima, secondo quella teoria dell’infungibilità, volgarmente traducibile in there is no alternative, che fa acqua da tutte le parti, visto che non è soltanto A2A a possedere certi asset. Tanto è vero che adesso, ma solo adesso, Agsm e Aim si sbracciano a dire quanto sono aperte a valutare altre partnership: sì, ma dopo aver messo nero su bianco che A2A è la scelta privilegiata. Se le poltrone non occupano i pensieri della maggioranza, allora si metta a gara.

Che poi Rucco, come sostiene, non sia pressato da Lega, Fratelli d’Italia o Forza Italia, questa è un’affermazione che poteva risparmiarsi. I rimpasti dell’anno scorso dimostrano il contrario. Ma c’è sempre una seconda chance per chiunque. Per esempio, a quanto pare la pluri-assessora Simona Siotto potrebbe perdere il referato del bilancio, che essendo una gatta da pelare con il sangue, necessita di persona all’altezza. Anche nella cultura, come si è scritto su queste colonne questa settimana, la Siotto dovrebbe rendere conto di qualcosina tipo il fallimento della mostra in Basilica, che non è tutta colpa del malefico coronavirus. Se Rucco vorrà passare dalle parole ai fatti, potrebbe cominciare da qui.

Se possiamo, ci permettiamo un consiglio di valenza generale: ascolti più se stesso e meno i consiglieri e i consigliori. L’uomo di potere, piaccia o no, è un uomo solo, ed è giusto così, perchè alla fine la responsabilità delle decisioni se le prende solo lui. Non chi gli sussurra all’orecchio nascosto alla pubblica vista nelle riunioni di palazzo.