Brusaferro (Iss): «Tracce di virus in mascherine fino a 7 giorni»

Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità fa chiarezza sulla trasmissione del Covid tramite gli alimenti, sullo smaltimento dei dispositivi di sicurezza e sull’uso dei disinfettanti. Infine sconsiglia di disinfettare le strade

Le parole di Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), in audizione alla Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, riferendo della gestione dei rifiuti legata all’emergenza Covid-19.

Virus e alimenti: c’è trasmissione?

«Ferma restando l’assenza di evidenze rispetto alla trasmissione alimentare del virus e la valutazione da parte dell’Oms che la possibilità di contrarre il Covid-19 tramite gli alimenti o tramite le confezioni alimentari sia altamente improbabile, nel corso dell’epidemia da Sars CoV-2, la tutela dell’igiene degli alimenti richiede di circoscrivere, nei limiti del possibile, il rischio introdotto dalla presenza di soggetti potenzialmente infetti in ambienti destinati alla produzione e commercializzazione degli alimenti. Le principali pratiche igieniche in adozione per evitare la contaminazione degli alimenti da parte di microrganismi nocivi per la salute umana quando si maneggiano, preparano, trasformano, confezionano e imballano gli alimenti rappresentano un approccio idoneo anche nei confronti della diffusione del Sars-CoV-2. In particolare le pratiche igieniche per evitare la contaminazione degli alimenti includono le procedure finora adottate per la sicurezza degli alimenti».

Mascherine chirurgiche: no a riuso e ricondizionamento

«Per le mascherine chirurgiche non è consigliato il riutilizzo e neppure il ricondizionamento mentre può essere preso in considerazione l’uso prolungato. In particolari situazioni può essere necessario prendere in considerazione l’utilizzo prolungato delle mascherine chirurgiche per lo stesso utilizzatore, in quanto sembra mantengano una efficacia per un periodo di tempo che varia dalle 2 alle 6 ore. In merito alla possibilità di ricondizionare i dispositivi monouso (mascherine chirurgiche) per il loro riutilizzo, sono stati proposti alcuni sistemi di bonifica basati sull’utilizzo del calore secco che pur dimostrando l’efficacia nei confronti di alcuni virus e superando i test di performance (fit test e filtration test- maschere Ffr), presentano elementi di incertezza che necessitano ulteriori approfondimenti. Mentre sulla possibilità del lavaggio e della sanificazione da parte dell’utilizzatore le procedure applicate non standardizzate non consentirebbero di verificarne il mantenimento delle caratteristiche di sicurezza e di performance iniziali con possibili rischi per l’utilizzatore stesso».

I vari tipi di mascherine e chi dovrebbe usarle

«Le maschere di Tipo I, come specificato nella stessa norma, dovrebbero essere utilizzate solo da pazienti e da popolazione per ridurre il rischio di diffusione dell’infezione in caso di epidemia o pandemia e non sono destinate ad essere utilizzate da operatori sanitari tantomeno in sala operatoria o in strutture ospedaliere con requisiti assimilabili. Le maschere di Tipo II, hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contamini l’ambiente, in quanto limitano la trasmissione di agenti infettivi con la duplice funzione di ridurre il passaggio di saliva e particelle respiratorie verso gli altri e, al contempo, proteggere da eventuali schizzi di sangue e altri materiali potenzialmente infetti, la pelle, la bocca o il naso di chi le indossa. Come specifica la stessa norma UNI EN 14683, è un ”dispositivo medico che copre la bocca e il naso fornendo una barriera per ridurre al minimo la trasmissione diretta di agenti infettivi tra il personale e il paziente».

Disinfettante: no all’uso eccessivo

«I diversi Rapporti Covid-19 dell’Iss hanno fornito indicazioni sull’igiene delle mani e degli ambienti e sul corretto uso dei disinfettanti anche come validi sistemi di prevenzione e controllo della diffusione del virus alternativi all’uso dei guanti monouso, anche se devono essere evitati usi impropri ed eccessivi dei prodotti chimici per ridurre le
esposizioni e intossicazioni da sostanze pericolose».

Igienizzazione delle mani e guanti

«L’igienizzazione accurata e frequente delle mani è un elemento essenziale della prevenzione del contagio, ed è stata ampiamente e fortemente incoraggiata dall’Istituto Superiore di Sanità sin dall’inizio della pandemia. Tuttavia in alcuni casi specifici è opportuno, in aggiunta alla igienizzazione delle mani, utilizzare guanti monouso al fine di ridurre il potenziale di contaminazione dei prodotti e garantirne la sicurezza. Ad esempio negli esercizi commerciali dove il consumatore ha facoltà di venire a contatto con gli alimenti (es. ortofrutta e panetteria)».

Come smaltire correttamente guanti e mascherine

«Ad oggi i dispositivi costituiti di materiali diversi, in base a quanto riportato nel Rapporto Iss Covid-19 numero 26 del 2020 (Indicazioni ad interim su gestione e smaltimento di mascherine e guanti monouso provenienti da utilizzo
domestico e non domestico), possono che essere smaltiti nei rifiuti indifferenziati. Confermiamo che le mascherine sono rifiuti urbani ed è consigliato l’incenerimento».

Virus in mascherine fino a 7 giorni

«Uno studio in laboratorio ha rilevato parti di virus nella parte interna delle mascherine dopo 7 giorni dall’inoculo. Si
tratta di una sperimentazione che prevedeva il rilevamento dei virus nelle diverse superfici. Nella parte interna delle mascherine è risultato rilevabile fino a 7 giorni. Si tratta di uno studio scientifico in ambienti protetti, non è dunque immediatamente assimilabile a situazioni normali. Costruire un setting sperimentali vuol dire tenerlo protetto da luce del sole e da altri fattori che hanno una influenza sui risultati nella vita reale».

Sconsigliato disinfettare le strade

«L’Iss ha emanato dei report in cui sconsiglia la sanificazione delle strade e di grandi superficie con ipoclorito di sodio. Perché, a contatto con altri materiali organici depositati sul terreno, si possono formare delle sostanza pericolose».

(ph: imagoeconomica)