Padova, trovare il sostituto di Lorenzoni: perchè non Tarzia o Pillitteri?

Riconfermato come candidato governatore del centrosinistra, il vicesindaco deve ormai lasciare il posto in Comune. Impazza il totonomi

Il Covid ha attenuato la sua morsa e, pian piano, sta lasciando spazio all’appuntamento principale per la politica: le elezioni regionali. Se fosse confermato settembre, come periodo giusto per le votazioni, per le opposizioni è il momento di serrare i ranghi e cominciare la campagna elettorale, almeno si fa per dire, vista la potenza politica e prepotenza mediatica del governatore leghista Zaia. Invece, proprio mentre comincia timidamente a sbloccarsi la situazione economica e sociale (ma in vista un autunno che si preannuncia caldissimo), il centrosinistra è parso rimettere in discussione la candidatura di Arturo Lorenzoni, il vicesindaco di Padova mai del tutto digerito dalla parte più moderata del Pd.

Diciamo che è parso perchè nel giro di qualche giorno i dubbi sono rientrati, e con tanto di riconoscimento, almeno stando a quanto dice il diretto interessato, da parte di Achille Variati, l’ingombrante sottosegretario agli Interni che in effetti in questi mesi è stato attivissimo, anche sui media, quasi a voler scalzare lo sfidante ufficiale dal suo ruolo.

Ora, però, è arrivato il momento del “vedo”, per Lorenzoni. Deve mostrare tutte le sue carte, cominciando da scegliere definitivamente l’abito del candidato dismettendo quello di vicesindaco dimezzato. Insomma, dovrebbe dimettersi in Comune per buttarsi anima e corpo nella competizione per la Regione. Ma c’è un problema, che cova da mesi nelle stanze di Palazzo Moroni: chi lo sostituirà? I nomi girano già da un pezzo. All’interno della giunta Giordani circolano quelli di Diego Bonavina, assessore allo Sport molto vicino al sindaco, di Francesca Benciolini, assessora alle risorse umane vicina a Lorenzoni e molto apprezzata per il suo basso profilo, e di Andrea Micalizzi, esponente del Pd che otterrebbe una sorta di contropartita in cambio della rinuncia alla candidatura di consigliere regionale.

Si parla anche di personalità esterne all’esecutivo, come l’attuale presidente del consiglio comunale Giovanni Tagliavini, anche lui lorenzoniano, o il giovane e aitante consigliere Nicola Rampazzo, capogruppo di Coalizione Civica nelle grazie del potente portavoce Massimo Bettin (anche se quest’ultimo, nonostante Giordani lo porti in palmo di mano, ha visto di recente le proprie quotazioni scendere: “Bettin agisce meglio dietro le quinte, c’è un metodo infallibile per capire che non farà mai l’assessore: basta metterlo a parlare due ore in mezzo alla gente” dice qualche voce di corridoio).

Fra la trama e l’ordito negli equilibri di maggioranza da mantenere, forse sarebbe il caso di fermarsi e pensare a un nome di qualità, di spessore, a chi magari si è più distinto in questi tre anni di legislatura comunale: perché non pensare a un Luigi Tarzia, consigliere e presidente della commissione sicurezza, sempre attivo e senza padri e padroni cui rendere conto? Oppure perché non riconoscere il merito al giovane Simone Pillitteri, consigliere delegato per l’Arcella, ruolo per cui si è dato “anima e core”? Ci si potrebbe spingere anche all’esterno e pensare a chi tanto si è speso per far eleggere Giordani, ma una nomina in tal senso sarebbe fuori dalle logiche di bilancino e manterrebbe proprio quel profilo civico su cui Giordani ha impostato la sua vittoria. E si sa che il civismo è una veste che si porta solo quando fa comodo.

(ph: Facebook Arturo Lorenzoni)