Vicenza, Sbrollini (Iv): «Il Covid non può giustificare la crisi della cultura»

«Senza un programma culturale di qualità, il turismo vicentino è molto meno attrattivo»

«Il Covid-19 è stata una mazzata pazzesca. È vero, è così. Ha bloccato tutto. E Vicenza ne ha sofferto. Tantissimo. Come tutte le città di turismo d’Italia. Abbiamo potuto constatare con i fatti quanto la città abbia potuto crescere per effetto del richiamo delle mostre nel decennio 2008-2018. Un milione di visitatori arrivati a Vicenza hanno ovviamente speso. Nella ristorazione e anche nei negozi. Le grandi mostre attraggono visitatori. Sono un investimento in cultura. Ma con ricadute economiche interessanti». Commenta così la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini le osservazioni di Cesare Galla sullo stato delle proposte culturali a Vicenza.

«Vicenza come tutte le altre città d’Italia – continua la parlamentare vicentina – si trova ad affrontare un momento di enorme crisi sia economica che progettuale nel campo culturale. Eventi saltati, mostre chiuse, difficoltà estrema nel poter capire come affrontare l’immediato futuro. Ma Vicenza non può giustificare tutto con il Covid-19. La mostra su Oppi aveva una sua qualità che è giusto riconoscere. Ha dovuto chiudere in anticipo causando un grave ammanco. Ma avrebbe comunque chiuso con un buco. Ma Covid-19 a parte, è il caso di chiedersi se fosse giusto iniziare con una mostra così di nicchia e non con qualcosa di più grande richiamo. I numeri non avrebbero infatti ripagato anche in assenza dell’emergenza virus». Ora, sostiene la Sbrollini, «rischiamo di restare con la Basilica chiusa per 18 mesi. Ma non dimentichiamoci che la cultura a Vicenza ha chiuso da 24 mesi ormai. Idee culturali poche e tutte senza una logica. Il tempo perso per le frizioni in giunta e il tentativo di trovare gli equilibri in consiglio hanno fatto il resto. Certo, non di sola Basilica vive la cultura in città». Ci vorrebbe «più coraggio», afferma rivolgendosi all’amministrazione di centrodestra guidata da Francesco Rucco: «e anche una visione più laica e meno ideologica. Ed è bene riflettere anche sul fatto che, tolte le mostre di richiamo e di guadagno, la cultura nella nostra città ha bisogno di ben altro. Dobbiamo ricostruire un tessuto di rapporti che faccia crescere una cultura diffusa. Questo mancava ieri e continua mancare oggi. Ricordiamoci però che il turismo in città non può trovare sostanza solo in feste di piazza. Vicenza ha una vocazione turistica di qualità. E su questa base deve investire».

(ph: imagoeconomica.it)