Processo Pfas, società idriche: «Ora la verità»

Lunedì ricominciano le udienze contro i presunti responsabili dell’inquinamento

Acque Veronesi, Acquevenete, Viacqua e Acque del Chiampo, le società idriche individuate, con Veneto Acque, come soggetti attuatori per gestire i cantieri dell’emergenza Pfas, si preparano al riavvio del processo penale a carico dei presunti responsabili del disastro ambientale provocato dalla società Miteni. La prossima udienza preliminare si terrà lunedì 8 giugno, nel frattempo le società hanno continuato a lavorare sia sul fronte dei cantieri sia su quello della programmazione della strategia processuale da adottare nel prossimo futuro.

In conferenza stampa è stato fatto il punto su entrambi i fronti: quello dei cantieri e quello del processo, che sono profondamente intrecciati. Lo sottolineano gli avvocati Marco Tonellotto, che segue Acque del Chiampo e Vittore d’Acquarone per Acque Veronesi, che sottoscrivono le parole di Angelo Merlin, avvocato di Acquevenete e Viacqua: «In questa vicenda il danno ambientale è di portata sistemica perché l’inquinamento ha generato ingenti perdite non solo all’impresa citata come responsabile civile, ma, come effetto domino, sull’intera economia danneggiando le società idriche, la Regione, lo Stato e soprattutto i cittadini che pagano le conseguenze attraverso la fiscalità generale  ̶  spiega Merlin  ̶  il processo penale in corso ha accertato i fatti fino al 2013, ma questa data non è un muro invalicabile, ci sono state delle condotte successive che fanno parte dell’inchiesta bis della procura di Vicenza. Attendiamo quindi che si arrivi al compimento della Fase 2 delle indagini che dovranno stabilire due punti: il primo è la verifica se le condotte di Miteni nel 2015 abbiano portato al reato di inquinamento per il mancato funzionamento della barriera, l’altro è l’accertamento del reato di omesso ripristino della situazione ambientale, in quanto non risulta che i due responsabili civili nel processo in corso abbiano mai fatto qualcosa in proposito».

Come sottolineano gli avvocati: «Il compimento della Fase 2 sarà determinante anche per circoscrivere il danno complessivo da attribuire alle due società, che nella fase preliminare del processo sono state definite come responsabili civili. Intanto per le opere messe in atto dalle società idriche i cantieri sono al lavoro, in piena sicurezza sotto la supervisione del commissario straordinario all’emergenza. L’importo complessivo dei cantieri è di 92,94 milioni di euro investiti per opere già realizzate a partire dal 2013 e in via di realizzazione da qui al 2023. L’intero investimento è sorretto dai contributi ministeriali, oltre ai quali interviene il Piano d’Ambito».

Silvio Peroni, direttore generale di Acque Veronesi, ha dichiarato: «Siamo stati individuati dal commissario come soggetti attuatori dei lavori dei cantieri Pfas: abbiamo realizzato 11 km di condotte, siamo al completamento del 65% dei lavori, per quanto riguarda i pozzi invece siamo partiti e procediamo speditamente. Abbiamo gestito l’emergenza Pfas anche durante l’emergenza Covid-19, stiamo lavorando in piena sicurezza su tutti i fronti».

Piergiorgio Cortelazzo, presidente di Acquevenete ha dichiarato: «Abbiamo già consegnato i lavori e avviato le operazioni preliminari per il cantiere della nuova condotta che permetterà di sostituire l’attuale fornitura di acqua dalla centrale di Madonna di Lonigo, contaminata da Pfas, recapitando a Montagnana dall’area berica acqua che è invece totalmente estranea all’inquinamento, proveniente dalle fonti di Camazzole. L’opera prevede 22 chilometri di nuova tubazione e un serbatoio da 10mila metri cubi a Montagnana».

Angelo Guzzo, presidente di Viacqua ha risposto: «Anche da noi i lavori proseguono, dobbiamo attendere il processo, attendiamo che la giustizia faccia il suo corso, e che ristabilisca a pieno le responsabilità per quanto accaduto».

Alberto Piccoli, direttore generale di Acque del Chiampo ha dichiarato: «Lavoriamo in stretta connessione con il commissario straordinario che ci ha individuato come soggetti attuatori delle opere. I cantieri Pfas sono stati gli ultimi a fermarsi durante l’emergenza Covid-19 e i primi a ripartire in piena sicurezza».

ph: Facebook Greenpeace Italia