Quarantena, la “scoperta”: stress per il 99% delle persone

I dati raccolti in una ricerca della sanità del Lazio

Il lockdown ha modificato la vita quotidiana? E ha inciso sui livelli di stress? Secondo uno studio condotto dal Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio, afferente al dipartimento di Salute mentale della Asl Roma 1, la risposta è sì. Il 99% delle persone avrebbe subito situazioni di tensione in isolamento e il 10% avrebbe sofferto perché si trovava in un luogo o con persone con cui non voleva stare. Lo studio si basa su un campione di oltre 400 questionari ai quali hanno risposto altrettanti utenti nelle ultime due settimane della fase 1, quando la popolazione era sottoposta alle misure restrittive già da più di un mese.

Gli utenti che hanno risposto volontariamente sono prevalentemente donne (74%), con una età media di 41 anni e un titolo di studio superiore al diploma nel 66% dei casi. Il 95% ha una occupazione, nella maggior parte dei casi il nucleo abitativo è composto da 2 o più persone prescindendo dal grado di parentela.

Tra le fasce più colpite dalle conseguenze delle limitazioni, il 12% vive da solo mentre il 56% si è dovuto confrontare con la didattica a distanza. Solo l’1% delle persone che hanno risposto riferisce di non aver subito situazioni di stress dettate dai cambiamenti dello stile vita, mentre per tutti gli altri è stato individuato almeno un fattore stressogeno tra i 9 diversi ambiti indagati. In particolare nel 47,2% è stato riscontrato un solo fattore mentre nel restante 51,8% si arriva anche a 5 fattori contemporaneamente.

Contrariamente al sentore generale che riporta come unica fonte di preoccupazione quella economica, nel campione analizzato in pochi hanno subito variazioni delle condizioni lavorative e remunerative, facendo prevalere come maggiori fattori stressanti la mancanza di relazioni sociali con i propri parenti e conoscenti (53%), i cambiamenti nelle attività quotidiane (68%) e, dato sicuramente allarmante dal punto di vista sociale, di scomfort generato dall’essere costretti a vivere in un luogo dove non si vuole stare o con persone che aumentano il livello di stress (10%).

«L’impatto dei fattori restrittivi e dei cambiamenti di vita sui livelli di stress  ̶  commenta Maria Luisa Attilia, a capo del team di ricerca  ̶  sono stati misurati con strumenti psicometrici validati, che hanno mostrato una percezione della tensione medio-alta ed alta nel 76% dei casi, con un aumento durante il lockdown di sintomatologia ansiosa, depressiva e post-traumatica, nonché disturbi legati alla sfera del sonno».

Non poteva mancare un focus sugli stili di vita, che evidenzia un aumento del peso corporeo, dell’assunzione di cibo (con comportamenti quali il binge eating e il grazing) e craving, con il conseguente consumo di fumo di sigaretta e alcolici.

Capitolo a parte merita il rapporto diretto o indiretto con il Covid-19: solo 3 delle persone intervistate hanno contratto il virus e sempre 3 sono venute in contatto con pazienti positivi. In tutti gli altri sono stati riscontrati gli effetti collaterali della malattia e la necessità di non trascurare l’influenza indiretta sulle condizioni psicologiche.

Fonte: Adnkronos

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