Scuola, controllo febbre e mascherine: le regole di chi ha riaperto

Roma, 9 giu. (Adnkronos Salute) – Controllo della temperatura in ingresso, lavaggio delle mani ogni due ore, distanziamento. Se la decisione di riaprire le scuole non è stata condivisa da tutti i Paesi alle prese con Covid-19, “alcune precauzioni sono comuni o simili in tutte le linee guida, anche se a volte implementate in modo diverso”. Lo rileva il virologo Guido Silvestri docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, nella sua rubrica social ‘Pillole di ottimismo’. Silvestri analizza la questione in un focus realizzato con un gruppo di esperti. Ecco dunque le principali precauzioni adottate:
1) Controllo della temperatura all’ingresso (Singapore consiglia un controllo due volte al giorno). Viene anche richiesto un report dei contatti ed eventuali viaggi all’estero
2) Gestione dei sintomi se rilevati: in alcuni Paesi/scuole il bambino viene rimandato subito a casa in quarantena ai primi sintomi, in alcuni paesi può tornare dopo 48 ore se non in contatto con qualche malato di Covid
3) Direttive per le pulizie generali della scuola: pulizie frequenti durante la giornata anche fatte dagli stessi studenti (Norvegia e Singapore); uso di ventilazione speciale e finestre aperte per far circolare l’aria; molti Paesi asiatici provvedono anche a disinfettare le aree comuni
4) ‘Distanziamento sociale’: su questo aspetto varie sono le soluzioni adottate: classi ridotte a meno che le stanze non siano grandi; studenti divisi in piccoli gruppi; alternanza mattino/pomeriggio o giorni diversi o sistema ibrido metà online e metà a scuola; scrivanie con divisori di plastica trasparente (Cina e Taiwan); utilizzo di aree comuni ed esterne per la didattica; pranzi con posti distanti e maggior monitoraggio da parte degli adulti; pranzo personale, ‘lunch box’, portato da casa; alcune scuole eliminano gli sport, altre prediligono gli spazi esterni e i piccoli gruppi che si alternano nelle varie aree esterne o interne. “Appare evidente, quantomeno per alcune di queste raccomandazioni, l’oggettiva complessità applicativa e, a volte, persino l’irrealizzabilità nel contesto infrastrutturale scolastico italiano”, commentano i ricercatori.
5) Procedure di arrivo: ingressi scaglionati, genitori non ammessi nella scuola, percorsi designati all’interno per evitare flussi contrari nello stesso corridoio
6) Mascherine per gli studenti (per il corpo docente sono sempre obbligatorie nei Paesi analizzati): in Cina e Taiwan sono obbligatorie rispettivamente dai 3 anni e 5 anni (fornite gratuitamente dal governo) quando non si può tenere la distanza sociale. Sono obbligatorie anche in Germania, Belgio e Spagna e secondo le attuali indicazioni del Center for Disease Control and Prevention (Cdc) anche in America dai 6 anni in su dove non si possa implementare il distanziamento sociale. In Danimarca, Svizzera, Regno Unito, Francia, Olanda e Norvegia non sono richieste. In Austria sono obbligatorie solo all’entrata e uscita da scuola. In Svizzera non sono obbligatorie neanche per i docenti.
Alcune scuole suggeriscono per il corpo docente l’uso di mascherine con una porzione trasparente davanti alla bocca per l’importanza, soprattutto negli asili, di comunicare ai bambini attraverso le espressioni del viso.
7) Lavaggio delle mani: ogni 2 ore dappertutto. “Su questo punto sembra esserci coesione nelle direttive”, evidenzia il gruppo. “Concludiamo – scrive – segnalando le considerazioni pubblicate da Claudio Marabotti e i suoi colleghi il 6 giugno e riprendendo le parole di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, che auspica una scuola in presenza e senza plexiglass, aggiungendo che la scuola in Italia non ha mai rappresentato la priorità di nessun governo degli ultimi 30 anni. E più volte, sia noi genitori sia i docenti stessi, ne abbiamo toccato con mano le amare conseguenze’. E con Pellai – concludono gli esperti – invitiamo a considerare la scuola tra le priorità a cui destinare i finanziamenti europei: ‘Una quota di quel tesoretto potrebbe servire a fare ciò che negli ultimi 30 anni nessuno ha fatto: dare nuove risorse al sistema scuola'”.

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