Fine lockdown, ma gli inquinanti in Europa non aumentano

Roma, 11 giu. – (Adnkronos) – Ancora nessun segno di aumento dei livelli di inquinanti in Europa a seguito dell’allentamento delle restrizioni da parte dei Paesi dovuto al calo del tasso di infezione di Covid-19. Dato in contrasto con quello cinese, dove le attività e le emissioni sono già ampiamente tornate ai livelli pre Covid. A rilevarlo è il servizio di monitoraggio atmosferico Copernicus (Copernicus Atmosphere Monitoring Service, implementato da Ecmwf per conto della Commissione europea).
Tra gennaio e aprile, abbiamo assistito a una diminuzione degli inquinanti come il NO2, e in misura minore il PM2,5 e PM10, in molte aree europee, riduzione che ha coinciso con l’introduzione di severe misure di lockdown per far fronte all’emergenza Covid-19.
E ora che queste misure sono state allentate? “Ci aspettiamo di vedere un aumento degli inquinanti, che tuttavia non è ancora stato rilevato nei dati raccolti – dice Mark Parrington, Senior Scientist di Copernicus.
“Ci sono – sottolinea Parrington – grandi variazioni nelle concentrazioni superficiali di inquinanti, a causa di fattori come il clima e rimane quindi difficile rilevare i cambiamenti nelle concentrazioni di inquinanti. Le fonti naturali di inquinanti non sono state influenzate dalle misure di blocco, infatti l’Italia e il sud-est dell’Europa, nel mese di maggio, hanno registrato un aumento dell’inquinamento atmosferico dovuto alle nubi di polvere provenienti dal Sahara”.
L’Europa meridionale, in particolare l’Italia e il sud-est dell’Europa, è vero che ha subito alcuni significativi aumenti temporanei dell’inquinamento atmosferico locale all’inizio di maggio, ma questi non erano legati all’allentamento delle misure contro il Covid-19, ma alla polvere trasportata attraverso il Mediterraneo dal Sahara, particelle di polvere che contribuiscono a ridurre la qualità dell’aria, dimostrando come gli eventi meteorologici possono influenzare questi valori.
In merito ai risultati delle rilevazioni, c’è da tenere conto anche delle differenze tra le diverse parti del mondo. In Europa, spiega Vincent-Henri Peuch, direttore di Copernicus, “l’allentamento delle misure di lockdown sembra attualmente essere prudente e progressivo, il che significa una riduzione graduale del pendolarismo e dei trasporti legati alle imprese”.
“Questo è molto importante perché alcuni dei benefici per la salute, che abbiamo sperimentato durante il periodo di lockdown, derivanti dal miglioramento delle condizioni della qualità dell’aria, potrebbero essere mantenuti in modo permanente – sottolinea – Alcuni obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti, che potrebbero essere apparsi in precedenza come troppo ambiziosi o addirittura controproducenti, possono ora essere accolti con fiducia perché sostenuti da prove. Con sforzi combinati, come quelli proposti dall’iniziativa European Green Deal, possiamo vedere un cambiamento”.
Per fornire maggiori informazioni sulla qualità dell’aria a sostegno della crisi Covid-19, Copernicus ospita un microsito con diversi servizi di informazione. Oltre a mappe, serie temporali e animazioni di biossido di azoto (NO2) e particolato fine (PM2.5) relative a 50 grandi città europee, ha ora aggiunto anche PM10 e ozono per fornire un quadro più completo.
Le mappe regionali vengono aggiornate quotidianamente e le medie del periodo 2017-2019 sono state aggiunte nella serie temporale per favorire la comparabilità. Al fine di valutare l’impatto previsto delle variazioni stimate delle emissioni indotte dalle misure di blocco sulla qualità dell’aria europea, è stato aggiunto anche uno strumento di visualizzazione dello scenario di emissione.