Coronavirus: Comitato Macula, non abbandonare cure, rischi danni irreversibili

Roma, 12 giu. (Adnkronos Salute) – Le persone che soffrono di maculopatie non devono abbandonare il loro percorso terapeutico per timore di recarsi nelle strutture sanitarie ai tempi di Covid-19. Il vero rischio, interrompendo le cure, è quello di perdere i benefici già ottenuti causando una ripresa della maculopatia, in alcuni casi irreversibile. A lanciare l’appello a non abbandonare le terapie il Comitato Macula, che rappresenta le persone affette da queste patologie che rileva, nell’ultimo trimestre, un calo delle prestazioni che va dal 40% all’80%, a seconda delle regioni, e di come si sono attrezzate le singole aziende ospedaliere.
“E’ molto importante, dunque, che i pazienti prendano contatto con i Centri specialistici presso i quali sono seguiti, per riprogrammare il percorso terapeutico, tenendo conto delle nuove procedure di accesso alle strutture, messe in atto per l’emergenza Covid 19”, si legge in una nota. “Questi pazienti – dichiara Massimo Ligustro, presidente di Comitato Macula – sono generalmente sottoposti a terapie continuative, che prevedono una periodicità definita. Si tratta di iniezioni intravitreali, che consentono non solo di prevenire la perdita della vista, ma, in alcuni casi, anche di recuperare l’acuità visiva perduta”. Tuttavia, a seguito della pandemia di nuovo coronavirus, per paura di esporsi al contagio “i pazienti non si stanno più presentando alle visite di controllo programmate”.
“Attualmente, anche nelle strutture che sono state in precedenza trasformate in ospedali Covid-19, esistono percorsi protetti che permettono alle persone con patologie maculari e retiniche croniche di ricevere la propria terapia o fare un accertamento diagnostico senza correre alcun rischio – assicura Ligustro – Presso il sito web dell’associazione, www.comitatomacula.it, sarà possibile trovare l’elenco dei centri specialistici che garantiscono le visite e le procedure per le iniezioni intravitreali in totale sicurezza”.
“Quello che cambia, attualmente, sono le modalità di accesso, il distanziamento tra i pazienti, l’uso di dispositivi di protezione individuale – afferma Massimo Nicolò, responsabile del Centro retina medica e maculopatie, Clinica oculistica dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova – Se la cosiddetta fase 1 dell’emergenza sanitaria può dirsi conclusa, ora è iniziata una fase che non sappiamo fino a quando durerà e che condizionerà i comportamenti di tutti noi. Ciò che è certo è che questo andrà a influenzare anche il numero dei pazienti che possono accedere alle strutture preposte”.
“Per questo motivo – prosegue Nicolò – è importante che le aziende ospedaliere si adeguino alla situazione, e si attrezzino rapidamente per poter trattare lo stesso numero di pazienti del periodo precedente all’emergenza sanitaria. Una soluzione sarebbe quella di ‘uscire dalla sala operatoria’, creando delle clean room (come avviene già nei Paesi del mondo anglosassone per questo tipo di interventi a bassa complessità), ossia degli ambulatori equipaggiati con cappe a ‘flusso laminare’, che consentono il lavoro in condizioni di sicurezza. Questa soluzione, che è stata adottata negli ultimi tempi da alcune aziende ospedaliere del nostro Paese, consentirebbe un notevole ridimensionamento degli spazi, con il vantaggio di poter essere attuata in tempi rapidi con costi contenuti”.
“Costi che – conclude Ligustro – sarebbero ampiamente ripagati dal numero di ‘viste’ salvate, evitando non solo un danno inestimabile per i pazienti, ma anche di vedere vanificati i costi sostenuti in passato dai Servizi sanitari regionali”.

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