Coronavirus: crea danni a lungo termine? 18 esperti rispondono all’Adnkronos Salute

Roma, 15 giu. (Adnkronos Salute) – Covid-19 può provocare danni a lungo termine? E’ una delle 10 domande rivolte dall’Adnkronos Salute a 18 esperti: rispondono virologi, epidemiologi, infettivologi, rianimatori e altri clinici, ma anche l’Organizzazione mondiale della sanità e il premio Nobel per la medicina Bruce Beutler.
“La Società italiana di pneumologia ha detto che, dopo essere guariti, ci possono essere dei danni, ma serve del tempo per capire per quanto tempo questi danni possono persistere”, afferma Roberto Cauda, docente di Malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
E una testimonianza di questi danni arriva anche da Milano, da uno degli ospedali in prima linea nella fase dell’emergenza Covid-19: il San Raffaele. Alberto Zangrillo, direttore delle Unità di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare dell’Irccs meneghino cita “soprattutto forme di fibrosi polmonare cronica ed eventuali esiti da complicanza di una malattia che, nelle forme gravi, è stata sistemica”.
Molti pazienti che sono stati infettati da Sars-Cov-2, osserva Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova e direttore dell’Unità operativa complessa di microbiologia e virologia dell’azienda ospedaliera patavina, “lamentano un malessere, una sintomatologia che sicuramente è la conseguenza di questa infezione”. Infezione che, conferma pure l’esperto, “in alcuni casi si associa a danni permanenti respiratori, cardiaci e renali. Sono infatti polmoni, cuore e reni gli organi più colpiti”.
“Sembra che il 30% dei pazienti abbia almeno nei mesi successivi alcuni risentimenti a livello respiratorio”, osserva il virologo dell’università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco. “Dovremo avere più tempo per un follow-up – concorda – ma diversi studi evidenziano danni presumibilmente anche permanenti a livello cardiaco e di altri organi. Solo il tempo ci dirà la rilevanza effettiva di questi postumi”.
Giorgio Palù, past president della Società europea di virologia e professore emerito di Microbiologia dell’università di Padova, ricorda che “alcuni fra i soggetti che hanno avuto una sintomatologia rara, come la perdita dell’olfatto, hanno mantenuto questa sintomatologia. Quello che ci preoccupa di più, e che Sars e Mers ci hanno insegnato nei sopravvissuti, è che chi ha avuto una patologia polmonare, possa mantenere una formazione fibrotica del tessuto polmonare, una sorta di cicatrice che è un danno a distanza, così potrebbe succedere nel fegato e nel rene. Non sappiamo se possa avvenire nel cervello, qualcuno ha riportato a seguito dell’influenza spagnola malattie come il Parkinson, ma ci vorranno anni per capirlo per il Sars-Cov-2”.
“La stragrande maggioranza delle persone infette da Covid-19 – evidenzia il portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tarik Jašarević – guarisce senza problemi. Gli individui che hanno avuto una forma grave e sono stati ricoverati in ospedale, magari con supporto respiratorio, possono essere colpiti più a lungo termine. Attraverso la nostra rete globale di esperti clinici, stiamo seguendo questi pazienti nel tempo, in modo sistematico, per capire come si sono ripresi e di quale tipo di assistenza potrebbero aver bisogno”.
“In alcuni casi ci sono danni a lungo termine – precisa il virologo Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta – ma bisogna ricordare che il 95% e più dei casi severi colpisce persone già malate, in cui guarigioni complete sono difficili”.
“Nelle persone gravemente colpite che sopravvivono all’infezione, il danno polmonare può essere permanente e invalidante”, risponde Bruce Beutler, immunologo e genetista americano, premio Nobel per la Medicina 2011.
“Sicuramente nei pazienti più gravi, quelli che sono stati in terapia intensiva per intenderci, ci possono essere danni a lungo termine a livello polmonare – sostiene anche l’immunologa Antonella Viola, direttrice scientifica dell’Irp (Istituto di ricerca pediatrica)-Città della speranza di Padova – Si creano delle ‘cicatrici’ che possono compromettere la funzionalità respiratoria per tempi più o meno lunghi”.
“Sono stati segnalati come occasionali ma possibili, specie in coloro che hanno avuto una grave forma clinica”, evidenzia Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e virologia all’ospedale San Raffaele di Milano.
“Ci sono prove scientifiche – rileva Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – che evidenziano che il coronavirus può portare a danni, permanenti e non, a diversi organi, tra cui nel 30% dei soggetti con malattia grave, a livello polmonare. Questo virus si comporta in modo molto diverso da altri virus che siamo soliti affrontare. All’inizio si pensava, dall’osservazione clinica, che si trattasse di una sola malattia respiratoria. In realtà poi ci si è accorti che il nuovo coronavirus colpiva anche il cervello, il sistema dei vasi sanguigni, i reni, l’intestino, il cuore. Sono infatti molte le complicanze di Covid sul lungo periodo che possono interessare o compromettere il nostro stato di salute”.
Per Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova e componente della task force Covid della Regione Liguria, “su chi ha avuto forme polmonari di Covid-19 con altre localizzazioni, sarà importante andare a valutare gli effetti a lungo termine. In Liguria abbiamo un piano molto attento per fare un ‘follow-up’ preciso di tutti i pazienti che hanno avuto Covid-19 e valutarne le conseguenze su polmoni, reni, cuore e sistema coagulativo”.
Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, precisa che, al momento “non lo sappiamo se il Covid 19 possa lasciare segni a lungo termine, troppo presto per dirlo. Al momento i dati attuali ci fanno solo pensare che, per chi ha avuto forme gravi, ci vogliano tempi lunghi per il recupero”. Intanto, “tutti i reparti di malattie infettive italiani hanno un programma di valutazione a lungo termine delle persone che si sono ammalate. E questo ci permetterà di vedere i dati nel tempo. Ma è probabile che la maggior parte di chi si è ammalato recupererà, considerando le prime evidenze disponibili”.

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