Coronavirus: virologo Pregliasco, ‘con studio Iss emerso iceberg, storia riscritta’

Milano, 19 giu. (Adnkronos Salute) – “Aver appurato che a Milano e Torino il virus circolasse già a dicembre dovrebbe mettere fine alle polemiche sulle responsabilità dei servizi sanitari delle regioni del Nord, travolte da un iceberg emerso quando l’epidemia era oramai dilagata”. Per il virologo Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene e Prevenzione all’università Statale di Milano, la scoperta dell’Istituto superiore di sanità (Iss) costringe a riscrivere la storia dell’epidemia di Covid-19 in Italia. E mette in guardia su ondate di ritorno, perché oggi come allora Sars-CoV-2 potrebbe aggirarsi in incognito per emergere dopo aver fatto già danni.
“Segnali che il virus circolasse già allora li avevamo già – spiega Pregliasco in un’intervista a ‘La Stampa’ – I primi casi accertati riferivano di aver avuto sintomi dal 26 gennaio”, ricorda. “E un’indagine sierologica sui donatori al Policlinico di Milano aveva trovato tracce di virus nel sangue prelevato a dicembre. Del resto a Milano ogni settimana atterravano 20mila passeggeri provenienti da Wuhan con un volo diretto. Allora non si immaginava circolassero tante persone contagiate senza o con pochissimi sintomi. Per cui, quando i casi gravi sono emersi, è venuto a galla un iceberg al cui urto nessun sistema sanitario avrebbe potuto reggere. Anche se forse tenevamo la guardia un po’ abbassata”, osserva l’esperto.
A Milano, in alcuni ospedali, a dicembre e gennaio c’era un aumento del 30% degli accessi ai pronto soccorso per polmonite. Perché non si sono fatti prima i tamponi? “Facile dirlo col senno di poi – risponde Pregliasco – Ma il virus è stato furbo, si è nascosto dietro una brutta influenza che proprio in quel periodo ha avuto il suo picco, causando tante polmoniti. E poi si pensava che il virus potesse arrivare solo da chi era stato in Cina. Nessuno immaginava fosse tra noi da tanto tempo”. Aver trovato l’Rna virale nelle acque reflue non significa che si corrano dei rischi a fare il bagno in mare, tiene a precisare lo specialista: “Assolutamente no – assicura – perché si tratta di tracce di virus non più attivo, quindi incapaci di infettare. Questi studi ci consentono invece di capire meglio com’è circolata l’epidemia nelle varie aree del Paese”.

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