Fase 3: Fondazione Adi, pandemia regala 4 kg alla bilancia degli obesi

Rom, 23 lug. (Adnkronos Salute) – La pandemia ha peggiorato le condizioni delle persone obese. Il lockdown ha lasciato il segno sulla bilancia con un aumento medio di 4 kg per la metà del campione. Che sono diventati anche di più in chi ha lavorato in smart working. Lo indicano i primi risultati di uno studio multicentrico non-profit condotto dalla Fondazione Adi dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) su un campione di 1300 pazienti obesi in cura nei Centri Obesity Day dell’Adi che operano nel Ssn presenti su tutto il territorio nazionale.
Obiettivo, conoscere quanto le restrizioni imposte dal lockdown e dall’epidemia abbiano inciso sul loro stile di vita, in considerazione delle difficoltà nella gestione quotidiana della malattia a livello clinico-assistenziale, delle complicanze, dell’accesso alle cure e ai vari specifici trattamenti dietetici, comportamentali, farmacologici e chirurgici. Secondo i dati – oltre ai 4kg in più dichiarati dal 50% degli intervistati – nel 58% dei pazienti si è avuta anche una riduzione dell’attività motoria e nel 35% un aumento delle difficoltà emotive. “Nelle persone obese intervistate la modalità di lavoro smart sembra favorire l’adozione di comportamenti non salutari, come mangiare scorrettamente e ridurre notevolmente l’attività fisica”, commenta Antonio Caretto, presidente Fondazione Adi.
“Pur tenendo una migliore regolarità negli orari del consumo dei pasti rispetto a quando si è fuori casa – continua Caretto – nella maggior parte di essi vi è una tendenza a pensare più spesso al cibo e di conseguenza a mangiare di più durante i pasti principali e allo stesso tempo a piluccare nel corso della giornata”. Comportamenti che peggiorano la malattia e inducono a una possibile insorgenza o peggioramento di complicanze. In Italia è sovrappeso oltre 1 persona su 3 (36%, con preponderanza maschile: 45,5% rispetto al 26,8% nelle donne), obesa 1 su 10 (10%), diabetica più di 1 su 20 (5,5%) e oltre il 66,4% delle persone con diabete di tipo 2 è anche sovrappeso o obeso.
“L’aumento di peso, indotto da questo periodo, può aumentare nelle persone obese il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 o malattie cardiovascolari – aggiunge Caretto – patologie croniche con cui purtroppo ci siamo scontrati nella maggior parte dei reparti Covid-19. L’obesità è una malattia altamente disabilitante e rappresenta un importante fattore di rischio e di mortalità. Le evidenze scientifiche dimostrano come riducendo di 1 punto percentuale l’incidenza dell’obesità si riesca ad abbattere da 1 a 3 milioni i casi di tumore, malattie cardiovascolari, diabete e ipertensione tra i cittadini europei. Abbassarla di 5 punti percentuali ne eviterebbe addirittura da 2 a 9 milioni”.

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