Medicina: Monzino, addio protesi animale, oltre 100 operati al cuore con nuova tecnica

Milano, 28 lug. (Adnkronos Salute) – Si chiama tecnica Ozaki, si usa per la ricostruzione della valvola aortica e, spiegano gli esperti, consente di dire addio alla protesi di derivazione animale. Al suo posto si usa il tessuto pericardico del paziente stesso. Al Centro cardiologico Monzino di Milano sono stati superati i 100 interventi con questa modalità. I risultati, appena analizzati dall’Imperial College di Londra, sono “ottimi”, dicono dall’Irccs: la nuova valvola è in grado di garantire “un flusso sanguigno simile a quello nativo”, ripristinando così la funzionalità originaria della valvola aortica.
“La tecnica Ozaki è una delle maggiori innovazioni in cardiochirurgia degli ultimi 15 anni – assicura Gianluca Polvani, direttore della Cardiochirurgia e neodirettore del Dipartimento di chirurgia cardiovascolare del Monzino – Rappresenta infatti un modo del tutto nuovo di ricostruire la valvola aortica senza la necessità di impiantare protesi, con vantaggi indiscutibili per i pazienti”. La procedura permette al chirurgo di ricreare nuovi lembi della valvola aortica dal pericardio del paziente (il sacco che avvolge il cuore): i nuovi lembi aortici vengono misurati sulla morfologia della valvola nativa e ricostruiti con una tecnica sartoriale, e una volta impiantati sull’anello valvolare, si comportano come i lembi originari.
“Il grande vantaggio – sottolinea Polvani – è che, utilizzando il tessuto del paziente, la valvola ricostruita con la tecnica Ozaki non corre il rischio di rigetto e permette al paziente di evitare di dover assumere la terapia anticoagulante dopo l’intervento. Inoltre, l’utilizzo esclusivo di tessuto con Dna proprio, promette una durata della neovalvola molto superiore a quella delle protesi biologiche tradizionali, basate su tessuto animale”.
Circa il 13% delle persone con oltre 75 anni di età – riferiscono gli esperti – soffre di malattia valvolare aortica moderata o severa, una malattia che, quando è congenita, colpisce anche soggetti di giovane età. Quando la condizione è particolarmente grave si rende necessaria la sostituzione della valvola. La tecnica Ozaki è stata messa a punto oltre 10 anni fa da Shigeyuki Ozaki, cardiochirurgo giapponese dell’università di Tokyo, che l’ha esportata negli Stati Uniti e successivamente in Europa, scegliendo il Monzino come sede della Scuola europea di specializzazione nella tecnica che porta il suo nome.
Proprio al Monzino nel 2016 sono stati operati i primi pazienti europei di Ozaki, interventi eseguiti insieme a Polvani. Oggi i pazienti nel mondo operati con la nuova procedura sono oltre 3 mila. “Crediamo molto in questa tecnica – conclude Polvani – prima di tutto perché è vantaggiosa per i pazienti sia adulti che, soprattutto, giovani. E in secondo luogo, perché dimostra la nostra capacità di essere all’avanguardia nella cura e nella ricerca cardiovascolare”. Il Monzino ha messo a punto un percorso esclusivo per i pazienti che hanno indicazione all’intervento con la tecnica Ozaki. Un team multispecialistico, coordinato da Polvani, li segue dalla prima visita ai controlli post operatori.

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