Scoperto virus umano sconosciuto legato ai tumori mammari

Pisa, 6 ago. (Adnkronos Salute) – Un virus umano fino ad ora sconosciuto e possibile causa del cancro mammario umano è stato identificato in alcuni resti umani dell’Età del Rame e del periodo rinascimentale. La scoperta del primo betaretrovirus umano, candidato ad essere la causa del cancro della mammella nella donna, apre alla possibilità di un vaccino, come è accaduto per l’Hpv e il cancro del collo dell’utero. L’annuncio arriva da uno studio pubblicato sulla rivista americana “Aging”, ideato e condotto da Generoso Bevilacqua, già professore di Anatomia patologica dell’Università di Pisa, oggi docente nel dottorato di ricerca in Scienze cliniche e traslazionali nell’Università di Pisa e direttore della Medicina di Laboratorio della Casa di Cura San Rossore. La ricerca ha analizzato i resti di 36 individui vissuti fra il 2700 a.C. e il XVII secolo d.C. trovando in sei di essi tracce di un betaretrovirus molto simile all’Mmtv (Mouse Mammary Tumor Virus), agente causale dei tumori mammari del topo.
“Convinto dell’eziologia virale della malattia umana, ma al contempo convinto che il virus del topo non potesse passare alla donna – spiega Bevilacqua – mi sono persuaso dell’esistenza di un virus umano simile e ho dedicato gli ultimi quindici anni della mia attività di ricerca a cercare di individuarlo”. Una prima conferma dell’esistenza del virus è arrivata da uno studio che Bevilacqua ha condotto cinque anni fa sulla saliva umana, ovvero uno dei mezzi più comuni di trasmissione di malattie infettive. Un betaretrovirus simile al Mmtv è stato identificato nel 10% di donne e uomini sani e nel 60% delle pazienti con cancro mammario.
“La lista dei tumori umani a origine virale è alquanto lunga: tumori delle alte vie respiratorie, dell’esofago, del fegato, forse della prostata, e anche linfomi e leucemie – sottolinea Bevilacqua – Per questo l’idea che anche i tumori della mammella possano farne parte non è affatto peregrina anche perché ad oggi non vi sono solide ipotesi alternative”.
Il passo successivo è stato quindi di ipotizzare che se il virus esiste nell’uomo moderno, doveva già esserci nei tempi antichi e da qui l’idea di cercarlo nel tartaro dei denti, che è un prodotto della saliva e che ha una composizione tale da preservare in modo ottimale i microorganismi presenti nella bocca e i loro acidi nucleici in particolare.
Lo studio suggerisce inoltre in qual modo l’Mmtv murino abbia potuto trasferirsi nella specie umana diventando un betaretrovirus umano. “E’ ormai noto – conclude Bevilacqua – che i virus animali possono passare all’uomo mediante un ‘salto di specie’, che in genere si verifica in ambienti e periodi di stretta coabitazione fra animali e persone, come all’inizio della diffusione dell’agricoltura avvenuta circa 10mila anni fa nella cosiddetta mezzaluna fertile, il vasto territorio che va dalla Mesopotamia alla valle e al delta del Nilo. Qui l’abbondanza di vegetali rappresentò un ambiente particolarmente favorevole per i topi, e non solo, dando inizio alla loro coabitazione con l’uomo, in un ambiente di forte promiscuità”.
Nello studio, al fine di evitare qualsiasi possibilità di contaminazione con Dna del topo sono stati condotti meticolosi controlli e per escludere la presenza di sequenze betavirali endogene umane (HERVs) è stato condotto un accuratissimo studio di bioinformatica.

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