Covid, due nuovi studi per dire sì all’uso della mascherina

Milano, 19 ago. (Adnkronos Salute) – Due studi, un endorsement alla mascherina come arma per proteggersi da Covid-19. Il dibattito su questa protezione è sempre caldo. Boicottata da ‘camici no-mask’ e da un certo numero di politici a diverse latitudini nel mondo, additata come ladra di libertà dalle folle accaldate come è successo con la protesta inscenata in piazza a Madrid (), la mascherina riceve nuovi assist dalla scienza che elenca motivi in più per indossarla. Nello specifico: i rischi legati a bassa umidità e bagni pubblici.
Se un lavoro che arriva dall’università di Sidney si concentra sulla relazione tra condizioni meteo e Covid-19, confermando l’associazione individuata dallo stesso gruppo fra minore umidità e aumento della trasmissione di Sars-CoV-2 nella comunità e ribadendo l’importanza della mascherina, una ricerca pubblicata sulla rivista ‘Physics of Fluids’ dell’Aip (American Institute of Physics) arriva dallo stesso ateneo cinese che per primo ha sollevato il problema toilette e ne conferma i pericoli. Questa volta ci si focalizza sugli orinatoi, con tanto di simulazioni che confermano l’importanza di sistemare ben bene la protezione su naso e bocca quando si fa sosta in un bagno pubblico. Il messaggio è: pensi di non doverti preoccupare di Covid-19 in un momento così intimo e solitario? Sbagli.
Gli scienziati dell’università di Yangzhou hanno prima dimostrato che lo sciacquone può sprigionare una ‘nuvola’ carica di virus potenzialmente inalabile, e ora dimostrano lo stesso effetto con il lavaggio degli orinatoi. “Abbiamo utilizzato un metodo di fluidodinamica computazionale per modellare il movimento delle particelle che si verifica con l’atto del lavaggio”, spiega l’autore Xiangdong Liu. La scoperta è che la traiettoria delle minuscole particelle espulse “manifesta un tipo di diffusione esterna, con oltre il 57% delle particelle che si allontanano dall’orinatoio”, continua Liu. E per raggiungere il malcapitato ci mettono “5,5 secondi” al massimo, rispetto ai 35 secondi calcolati per lo sciacquone del wc.
Essendo questi bagni usati più frequentemente in aree densamente popolate, per gli esperti rappresentano una “seria sfida di salute pubblica”. In qualunque versione, dunque, i bagni pubblici “possono essere luoghi pericolosi in cui si rischia potenzialmente di essere infettati dal virus in tempi di pandemia”, e la mascherina in queste circostanze è da ritenere “obbligatoria”. Una ragione in più per non separarsi dalla protezione, soprattutto in vista di eventuali viaggi estivi.
Quanto invece allo studio australiano, pubblicato su ‘Transboundary and Emerging Diseases’ e condotto dall’epidemiologo dell’ateneo di Sidney Michael Ward con due ricercatori dell’istituzione partner Fudan University School of Public Health di Shanghai, “si aggiunge a un crescente corpo di prove che mostrano come l’umidità sia un fattore chiave nella diffusione di Covid-19”, dice Ward. La ricerca stima che, per una diminuzione dell’1% dell’umidità relativa, i casi potrebbero aumentare del 7-8%. La stima è di circa 2 volte l’aumento delle notifiche di Covid-19 per un calo del 10% dell’umidità relativa.
“Quando l’umidità è più bassa, l’aria è più secca e rende gli aerosol più piccoli”, e questi “possono rimanere sospesi nell’aria più a lungo. Ciò aumenta l’esposizione per le altre persone”, è la tesi. La conclusione per Ward è comunque una sola: è “necessario” che le persone “indossino la mascherina, sia per prevenire la fuoriuscita di aerosol infettivi nell’aria nel caso siano infetti, sia per l’esposizione ad aerosol infettivi” altrui, conclude l’esperto.

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