Salute: con pandemia 8 mln visite occhi e 500.000 interventi ‘persi’

Roma, 21 set. (Adnkronos Salute) – “La pandemia di Covid-19 ha impedito l’effettuazione, visto il grave stato di emergenza, di 8 milioni di visite medico oculistiche e di 500.000 interventi chirurgici salva-vista”. Lo riferisce Matteo Piovella, presidente della Società oftalmologica italiana, in occasione del ‘Progressive Business Forum 2020′ che riunisce – oggi e domani – esperti, medici, professionisti e addetti ai lavori dell’intera filiera dell’ottica e dedicata ai temi legati alla salute degli occhi in questa fase di cambiamenti nel nostro stile di vita e nella routine lavorativa, con particolare riferimento alla presbiopia e alla protezione oculare.
A confermare che il periodo di emergenza sanitaria sembra aver distolto l’attenzione dai problemi legati alla vista anche le conclusioni di un’indagine online di Fabiano Gruppo Editoriale gestita dalla piattaforma internazionale Toluna (it.toluna.com), presentata al Progressive Business Forum. Il sondaggio, condotto su un campione di 500 persone affette da presbiopia che non usano occhiali con lenti progressive, rivela che ben il 42% degli intervistati si è posto il problema di come superare la difficoltà visiva per la lettura senza però informarsi.
“La manifestazione della presbiopia è un momento fondamentale per la protezione e salvaguardia della vista e permettere a tutti di impegnarsi per poter usufruire del bene prezioso della vista indefinitamente. È proprio allo scadere dei quarant’anni che il nostro complesso e sofisticato sistema visivo manifesta i suoi limiti riducendo l’affidabilità”, sottolinea Piovella. “Risulta evidente che i nostri occhi sono attivi al 100% proprio fino alla comparsa della presbiopia. Purtroppo hanno un processo di invecchiamento precoce, diverso da tutti gli altri organi del nostro corpo. Improvvisamente non si riesce a focalizzare da vicino e il nostro corpo vitreo sempre cristallino e trasparentissimo si popola di affascinanti ma fastidiose ‘mosche volanti’ cruccio quasi insopportabile di molti pazienti”.
“Incominciano a manifestarsi – continua Piovella – le fasi iniziali delle malattie di tipo degenerativo, sostenute dalla primitiva e meno efficace circolazione di tutto il nostro organismo in particolare di quella della retina, delicato e nobile tessuto di derivazione cerebrale che risulta particolarmente penalizzato dall’assenza di circoli collaterali. In sintesi, se si chiude un vaso della retina non abbiamo il vaso di riserva che mantiene intatto il flusso sanguigno, così come avviene in tutti gli altri distretti del nostro corpo. Da qui la necessità per uno sforzo di educazione sanitaria capillare per informare circa l’obbligatorietà di sottoporsi ad una visita medico oculistica affiancata dall’applicazione delle numerose tecnologie avanzate che oggi hanno rivoluzionato l’efficienza e il raggio d’azione della medicina a salvaguardia della vista”.
Oggi, aggiunge Piovella, “lo scenario è totalmente cambiato: abbiamo opportunità straordinarie come mai nella storia dell’oculistica. Si può perdere il bene prezioso della vista principalmente per mancanza di educazione sanitaria o difficoltà di accesso alle cure”. Con la pandemia di Covid-19, ribadisce Piovella sono saltate “8 milioni di visite medico oculistiche e di 500.000 interventi chirurgici salva vista. L’impegno di tutti va finalizzato al sostegno delle persone deboli. E la presbiopia deve essere considerato il nostro migliore alleato per sensibilizzare tutti e mettere in campo le necessarie attività”.
“La presbiopia – spiega Luigi Mele, medico oculista dell’università degli studi della Campania L. Vanvitelli – colpisce a partire dai 40 anni ed interessa la messa a fuoco da vicino e, progressivamente, le distanze intermedie necessarie per l’utilizzo del computer o giocare a carte. Questo processo fisiologico legato all’età rappresenta il difetto visivo più diffuso penalizzando tutti gli abitanti del pianeta”. Alcuni fattori che possono anticipare o ritardare la comparsa della presbiopia sono, continua l’esperto, “un’elevata esposizione ai raggi ultravioletti, da sempre considerato l’acceleratore del processo d’invecchiamento del cristallino e quelli legati ad una corretta alimentazione”.
La pandemia ha portato anche cambiamenti che riguardano la salute degli occhi. Il ricorso massiccio al lavoro agile e la conseguente esposizione allo schermo del pc e degli altri dispositivi digitali, ci costringe a mantenere per molte ore e con rare interruzioni una visione da vicino, generalmente con distanze di osservazione inferiori al metro. Secondo l’indagine di Fabiano Editore, per effetto dell’emergenza sanitaria, rispetto a 6 mesi fa sono diventati più frequenti l’uso dei mobile device, la navigazione in Internet e la visione di contenuti di intrattenimento su dispositivi alternativi (tv, tablet, pc), oltre che videochiamate e chat. La maggior parte degli intervistati utilizza un solo laptop, 1/3 tuttavia afferma di utilizzare diversi device contemporaneamente. Se a questi comportamenti sommiamo postura da seduti e l’impegno del sistema spalla-braccio-mano utilizzato per la digitazione e i movimenti del mouse, è normale che si verifichi un sovraccarico per l’apparato visivo e per quello muscolo-scheletrico, che può comportare disturbi visivi.
Non a caso il 55% del campione riferisce una visione sfuocata almeno una volta a settimana; il 36% soffre di torcicollo, il 35% lamenta dolore alle spalle e il 38% soffre di mal di schiena con la stessa frequenza. “Questi problemi possono essere arginati con l’uso di un’adeguata lente multifocale che consenta il ripristino del ‘dinamismo della messa a fuoco’, ovvero la messa a fuoco dinamica di tutte le distanze di lavoro in modo sovrapponibile alla capacità dei ventenni di leggere un documento, guidare, utilizzare il pc senza alcuna fatica ovviamente utilizzando un solo occhiale. Le lenti progressive rendono infatti la visione del presbite sovrapponibile a quella che aveva prima dell’insorgenza della presbiopia”‘ si legge in una nota.
“Rispetto alle bifocali, queste lenti consentono una visione nitida a tutte le distanze e non costringono gli occhi a bruschi salti nel passaggio dalla visione da lontano a quella per vicino. Nonostante questa realtà tecnicamente e scientificamente consolidata è diffusa una resistenza all’uso dell’occhiale multifocale, dovuta nel 31% dei casi a motivazioni economiche legate al costo e nel 22% alle presunte difficoltà di adattamento riferite principalmente ad un tempo passato che nulla ha da condividere con i miglioramenti tecnici e tecnologici dei giorni nostri”, conclude la nota.

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