Coronavirus: fughe da quarantena e telefonate, la caccia quotidiana ai positivi

Milano, 24 set. (Adnkronos Salute) – Ci sono “persone che sono letteralmente scomparse”, per paura. ‘Furbetti’ della quarantena che sono usciti di casa di nascosto per andare al lavoro o altrove, ignorando l’obbligo di isolamento. Altri che hanno tentato di ‘trattare’ la possibilità di varcare i confini nazionali per isolarsi nel loro buen retiro. “A volte quando chiamiamo le reazioni sono pesanti. Ci siamo abituati a sopportare e ne abbiamo viste davvero tante”. E’ dura la vita del contact tracer. A raccontarlo all’Adnkronos Salute è Marino Faccini, a capo della squadra che in Ats Città metropolitana di Milano si occupa della caccia quotidiana ai positivi e ai loro contatti.
“Come li troviamo? Partendo dall’elenco di positivi al tampone, il contatto stretto è chi è stato a una distanza inferiore di 2 metri con l’infetto, per più di 15 minuti. Chi ha avuto contatti come una stretta di mano, un bacio, un abbraccio”, chiarisce l’esperto dell’Unità operativa complessa Medicina preventiva nelle comunità – Malattie infettive. “Bisogna quindi ricostruire quante persone il contagiato ha incontrato nei giorni precedenti. Si va a ritroso fino ai 2 giorni prima dell’esecuzione del test risultato positivo, nel caso degli asintomatici, e fino ai 2 giorni precedenti all’esordio dei sintomi nel caso di persone con malattia non silente”, spiega l’esperto. Da qui si stende un elenco di persone che verranno avvisate della necessità di isolamento e “inserite in un sistema informatico attraverso il quale informiamo anche il medico di famiglia. Anche le forze dell’ordine vengono informate e possono fare controlli”.
Controlli che a volte riservano sorprese. “A noi come Ats capita raramente di scoprire violazioni dell’isolamento, nessuno ce lo confesserebbe mai. Alla prima chiamata ovviamente la persona può trovarsi in giro o sul lavoro e deve tornare subito al domicilio. Informiamo i datori di lavoro e durante l’isolamento mandiamo anche messaggi” al quarantenato “e istruzioni su come fare l’isolamento”. Invece le forze dell’ordine, la polizia locale, “possono fare controlli a domicilio. E a volte le persone non si trovano – dice Faccini – Queste vanno incontro a sanzioni amministrative se sono contatti, a risvolti penali se sono loro i contagiati. C’è stata qualche denuncia. Poi, c’è chi può dover uscire per motivi di salute ed esami indifferibili e allora con tutte le precauzioni del caso può farlo”.
A volte i quarantenati diventano fantasmi. “Ci sono persone che non si sono più trovate – racconta Faccini – Neanche la polizia è riuscita a individuarli. Si tratta di situazioni di marginalità sociale, persone che vivono nell’irregolarità e hanno anche timore che Covid possa metterli in pericolo rispetto alla loro posizione in Italia. Cosa che non succede, perché questo è un sistema di tracciamento sanitario, a nessuno interessa la posizione amministrativa delle persone”.
Altri casi delicati “sono quelli di persone che si trovano qui a Milano per motivi occasionali, fanno il tampone e si scoprono positivi. Non possono tornare nella loro città e questo scombina la loro vita. Ti trovi imprigionato. Chi non ha un posto dove stare in isolamento può andare nell’abitazione di un amico se ha le caratteristiche giuste. Oppure viene accolto in strutture dedicate. Oggi queste persone le mandiamo a Linate. Vengono accolte nella foresteria dell’Aeronautica militare”, prosegue l’esperto.
Con il boom dei rientri dalle vacanze i contact tracer si sono trovati a interagire con una fetta di popolazione che spesso avanzava richieste particolari. “Persone benestanti, di ceto sociale elevato, che tentavano trattative per cercare di ottenere la riduzione del periodo di isolamento o la possibilità di spostarsi in ville o case all’estero, in Svizzera o in Francia. C’è chi ci ha chiesto di poter fare viaggi improbabili. E’ chiaro che se devono spostarsi con la propria auto privata per isolarsi nella loro casa sul lago di Como possiamo autorizzarli, ma se ci chiedono di prendere un aereo per andare all’estero o tornare in Sicilia no”. Quando il contact tracer chiama “spesso all’altro capo del telefono non ci amano alla follia – sorride Faccini – Sono colloqui difficili. Immaginate la persona che, ignara, è partita per le ferie, si trova ai Tropici e riceve una chiamata in cui si comunica la necessità di isolarsi in quanto contatto di infetto”.
“I progetti vengono stravolti, ma è antipatico quando sembra che ci possa essere trattativa su queste cose. C’è chi prova a dire: anticipo il tampone e me lo pago io. Tutto questo non è possibile”. Faccini sa cosa vuol dire isolarsi. “Io stesso sono stato in quarantena. Non ho preso il virus, ma ho avuto colleghi con Covid-19”. Erano i giorni dell’emergenza. “Facendo un lavoro essenziale, non potevamo interrompere l’attività e siamo venuti a lavoro. Era marzo e mi muovevo in una Milano deserta senza traffico. Siamo stati confinati ed è stata un’esperienza anche quella”.
Allora era più facile che le persone accettassero e capissero. “Di fatto erano già autoisolate. Adesso c’è la necessità di riprendere le attività e il lavoro, le persone sono più restie. L’isolamento crea tutta una serie di problemi. C’è anche il tema della riapertura scuole che introduce un’altra variabile: il bimbo Covid positivo, i cui familiari sono contatti e devono stare a casa, così come l’intera classe e le altre famiglie”. Oggi c’è la possibilità di fare la spesa online, c’è chi chiede aiuto agli amici. “Chi invece ha difficoltà viene aiutato dai servizi sociali, c’è la possibilità di avere una rete”.
In media attualmente i contact tracer intercettano 400-500 nuovi contatti al giorno partendo dai casi positivi. “Si va dall’estremo di 20 persone per caso, quando si tratta di una classe di scuola, a situazioni intermedie di giovani che fanno sport e vedono gli amici, per una media di 10 contatti l’uno – elenca Faccini – Ma si sta più attenti e più distanti. E quindi per esempio non c’è più bisogno di isolamenti di massa sul lavoro perché sono state adottate misure precauzionali. Ci si limita ai colleghi d’ufficio, in contatto col medico aziendale. Eventi di massa come matrimoni non ne abbiamo avuti qui, ma nostri cittadini che hanno partecipato in giro per l’Italia sì. Ne ricordo uno recente del Veneto, in cui ci sono stati diversi positivi. Abbiamo avuto focolai in comunità che ospitano migranti e persone senza fissa dimora, identificati e circoscritti, con numeri anche significativi di alcune decine. Li abbiamo intercettati in tempo perché abbiamo fatto screening. Ed erano asintomatici”.

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