Sesso: giovani, tra rapporti a rischio e pornografia online entra in campo la scuola

Roma, 2 ott. (Adnkronos Salute) – Metà degli under 25 sessualmente attivi usa abitualmente il preservativo per contraccezione o per prevenzione dalle Infezioni Sessualmente Trasmissibili (Ist) mentre 6 giovani su 10 dichiarano di visionare abitualmente video o immagini pornografiche online. È quanto emerge dall’indagine 2020 dell’Osservatorio “Giovani e Sessualità”, svolta da Durex e Skuola.net in collaborazione con E.bi.co. spin-Off accademico dell’Università di Firenze, coinvolgendo 15.254 giovani tra gli 11 e i 24 anni.
E anche se rimane ancora l’imbarazzo nel comprare il preservativo o nell’usarlo, rispetto al passato migliorano le conoscenze tra i giovani sulle buone abitudini sessuali (6 ragazzi su 10 sanno quali sono le principali Is). I comportamenti a rischio, invece, imperversano ancora. Un dato su tutti: 1 su 2, quando fa sesso, usa abitualmente il preservativo mentre quasi 2 su 5 non adottano alcuna precauzione. Fondamentale, quindi, parlare di queste tematiche: a scuola, con campagne di comunicazione mirate e un linguaggio chiaro e adeguato al pubblico di riferimento affinché anche i più giovani abbiano le giuste coordinate per approcciarsi senza paura alla propria vita sessuale.
A seguito del lancio di “Safe is the new normal”, la campagna educational nata in collaborazione con l’Associazione per la lotta contro l’Aids per sensibilizzare le persone sul non tornare alle cattive abitudini della normalità prima del Covid-19, continua la promozione di messaggi volti a sensibilizzare, questa volta i giovanissimi, ad intraprendere comportamenti corretti e sempre più responsabili in ambito sessuale.
La prevenzione per alcuni è ancora un tabù. Il condom, pur essendo riconosciuto come l’unico modo efficace per proteggersi dalle Ist da 3 ragazzi su 4, stenta a entrare sempre nella loro quotidianità: il 16% non usa alcun metodo di profilassi o contraccezione, il 21% si concentra solo sulla contraccezione (usando soprattutto la pillola anticoncezionale) ma non sulla profilassi, il 17% utilizza il preservativo a intermittenza, solo il 46% lo indossa sempre durante un rapporto. E se questa tendenza, dal punto di vista della sicurezza sanitaria, appare più comprensibile tra chi ha una relazione sentimentale stabile, deve allarmare se ci si focalizza tra chi ha solo relazioni occasionali dove appena il 44% usa abitualmente il preservativo mentre il 21% non prende nessun tipo di precauzione. Anche crescendo, la maturità circa questi aspetti non migliora: i numeri degli 11-13enni sono allineati a quelli dei teenager più grandi.
Il nemico numero uno è la vergogna. Basti pensare che due terzi dei giovani sessualmente attivi (67%) si imbarazzano a comprare i preservativi: il 28% li acquista nei distributori automatici, lontano da occhi indiscreti; il 35% delega il partner; il 4% li ordina online. Solo il 18% va in farmacia. Il 32% confessa di aver imparato a usarli direttamente facendo sesso, al 26% ha spiegato tutto il partner. Un atteggiamento sicuramente figlio della scarsa abitudine a parlare di questi temi in famiglia: solo 6 su 10 hanno affrontato l’argomento ‘prevenzione’ con i genitori. La conseguenza è che, per evitare impacci dovuti alla gestione del condom, si lanciano “senza paracadute”: 2 su 3 durante un rapporto si affidano al coito interrotto (il 34% qualche volta, il 28% praticamente sempre). Anche qui non si migliora crescendo. Questo nonostante, per molti, sia un metodo che non mette al riparo da malattie e gravidanze indesiderate: pazzesco che il 23% pratichi questo metodo accettando l’incognita del dopo (il 9% proprio perché si imbarazza a usare altro).
Eppure, in teoria, le conoscenze in materia di sessualità stanno pian piano entrando nel bagaglio mentale dei ragazzi. Sempre più adolescenti e giovanissimi dimostrano di aver chiare le informazioni essenziali e messi di fronte a un elenco di Ist il 60% le individua tutte, tranne la cistite. Eppure, in teoria, le conoscenze in materia di sessualità stanno pian piano entrando nel bagaglio mentale dei ragazzi. Persino i falsi miti attecchiscono sempre di meno. Circa 8 su 10, ad esempio, sanno che alcune Ist possono essere asintomatiche; più di 6 su 10 che certe patologie possono portare all’infertilità; quasi 7 su 10 che il contagio è più facile se non si usano precauzioni; 9 su 10 che è possibile rimanere o mettere incinta anche la prima volta che si fa sesso. Così come è confortante riscontrare che il preservativo venga visto più come strumento di protezione dalle Ist (lo pensa l’86%) che come metodo con funzioni anticoncezionali (è così per il 71%). E solo 1 su 10 ritiene, invece, che la pillola possa evitare malattie (e il 79%, giustamente, la vede soprattutto come scudo da gravidanze indesiderate).
Come spiegare questa distanza tra conoscenze teoriche e applicate? Probabilmente a quell’età spaventa più una gravidanza che una malattia, perché solo il 20% di quelli che usano il preservativo impiegano anche altri metodi contraccettivi. E poi nel 2020 anche la potenziale gravidanza fa un po’ meno paura: per esempio la pillola del giorno dopo viene vista come un contraccettivo di emergenza. Uno su 4 vi ha fatto ricorso per gestire potenziali rischi e, tra questi, 1 su 3 più di una volta. Non sorprende quindi che in Italia stiano aumentando significativamente sia la diffusione di Ist sia le vendite della cosiddetta pillola del giorno dopo.
C’è, quindi, tanto lavoro da fare per proteggere quella parte di popolazione che ancora si espone regolarmente al rischio di contagio. Specie tra i più giovani, visto che sulla cultura sanitaria le sane abitudini le raggiungono i 19-24enni, mentre al di sotto dei 14 anni spesso si stenta. La scuola, ad oggi, sembra essere il canale più efficace per veicolare il messaggio. L’importante è farlo in tempo utile perché i corsi di educazione sessuale, spesso, arrivano quando ormai è troppo tardi. L’alternativa infatti, potrebbe essere fatale: andare su Internet (per il 50% è la fonte privilegiata di informazioni) dove le fake news sono dietro l’angolo. Il web spiana la strada anche ad un’altra pericolosa insidia: la pornografia che, in alcuni casi, può trasformarsi in una vera dipendenza.
Dall’indagine emerge che più di 6 giovani su 10 visionano abitualmente video o immagini porno (il 35% qualche volta, il 28% spesso). Un quadro ancora più allarmante se si analizzano le fasce d’età: tra gli 11-13enni, ad esempio, afferma di fare (o di aver fatto) uso di materiale pornografico il 75% del campione. A preoccupare sono soprattutto i maschi (86%). Le fonti preferite? Ancora il web, consultando i motori di ricerca (41%) o aprendo direttamente i siti hard più famosi (37%).
“Comprendere le ragioni e gli aspetti emotivi che spiegano i comportamenti a rischio diventano essenziali soprattutto durante gli anni della scuola – spiega Alberto Venturini, Psicologo psicoterapeuta cognitivo comportamentale nella Struttura Complessa Malattie infettive Ospedale Galliera di Genova e collaboratore di Anlaids – periodo in cui si formano le prime conoscenze che guideranno il comportamento futuro. La scuola in effetti diventa così il luogo privilegiato in cui poter ragionare sulla sessualità grazie al rapporto fra alunni ed insegnanti e la competenza di esperti; è essenziale poter parlare liberamente di sessualità presentandola come un bisogno primario dell’individuo, una modalità comunicativa ed espressiva del sé. Anche relativamente alla pornografia online è cruciale fornire informazioni corrette per poterla comprendere: presenta infatti una visione distorta della relazione fra i partner ed in generale una sessualità finta che può creare aspettative di prestazione ansiogene. Inoltre, il preservativo viene raramente utilizzato contribuendo a rafforzare stereotipi negativi legati al suo utilizzo e minimizzandone l’importanza”.
Insomma, la scuola e il digitale vanno presidiati con una corretta informazione: 2 ragazzi su 3 hanno seguito i corsi di educazione sessuale ma oltre la metà li ha trovati inutili. Appena 1 su 10 ha capito come e perché usare il preservativo grazie a lezioni sull’argomento. Inoltre, solo nel 58% dei casi a interagire con loro è stato un medico o un esperto (1 su 4 lo ha fatto con il proprio docente). Cresce, poi, l’esigenza da parte di quanti non hanno avuto tale opportunità di approfondire la materia ‘sessualità e contraccezione’ in classe: lo chiede il 27% del campione.
“Oggi sappiamo che grazie alle terapie l’infezione da Hiv si tiene sotto controllo – conclude Bruno Marchini, Presidente di Anlaids – ma è anche vero che ogni anno si registrano ancora circa 3000 nuove infezioni con l’incidenza più alta nella fascia di età 25-29 anni. Molti giovani non sanno che l’Hiv esiste ancora o ne hanno solo un vago ricordo. E per questo è fondamentale continuare a fare informazione, soprattutto nelle scuole: principali luoghi di aggregazione e confronto tra i giovani che dal 2003 cerchiamo di sostenere attraverso un progetto nazionale di intervento mirato”.

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