Tumori: Ail, al via prima scuola italiana di formazione per i volontari

Roma, 6 ott.(Adnkronos Salute) – Volontari formati per essere sempre più sereni, consapevoli e competenti, capaci di affrontare e risolvere le più diverse situazioni. È questo l’identikit del volontariato del terzo millennio, che diventa sempre più importante per la ripresa del Paese e che chiede attenzione al suo ruolo. L’Ail, associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma risponde alle nuove domande creando la prima Scuola nazionale di formazione Ail per volontari, con il supporto non condizionante di Pfizer. L’iniziativa è stata presentata oggi a Roma in un incontro dedicato a “Terzo settore e volontariato. Un ponte verso il futuro, un patrimonio della società civile. Energia preziosa nell’emergenza sanitaria”.
La Scuola di formazione, al via dal 15 ottobre a livello nazionale, ha l’obiettivo di “insegnare i principi e i valori fondamentali del volontariato per realizzare in maniera efficace la mission dell’associazione”. “L’organizzazione – spiega Sergio Amadori, presidente nazionale Ail – vuole che i suoi volontari siano sereni e responsabili, vuole accrescere la cultura del dono solidale e potenziare le fila dei suoi volontari. Mettere a punto programmi di formazione specifici e linee guida omogenee da Nord a Sud del Paese è la strategia vincente”.
La Scuola, continua Amadori, “nasce dopo un lungo lavoro, grazie all’esperienza maturata dai volontari più esperti e dalle competenze delle psicologhe Ail. Vogliamo che essa diventi punto di riferimento per quanti desiderano avvicinarsi alla nostra organizzazione e che consenta quell’ulteriore salto di qualità che oggi è richiesto al terzo settore”. Un ‘pianeta’ complesso: 350mila organizzazioni che danno lavoro a oltre un milione di persone, quasi 6 milioni di donne e uomini che volontariamente e gratuitamente donano il loro aiuto a chi è nel bisogno, un valore di 80 miliardi di euro. Un settore che “contribuisce ad accrescere la coscienza civile del territorio e a migliorare la coesione sociale attraverso la sua partecipazione alla vita comunitaria” e che “chiede il riconoscimento del suo ruolo”, spiega l’Ail.
“Il volontariato ha una vocazione nascosta che è quella di affermare e diffondere dentro la società di cui è parte quel principio di fraternità e di reciprocità che lo contraddistinguono – sostiene Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Politiche Sociali – non basta dire ‘solidarietà’. Il volontario non dona soldi, dona se stesso. Ecco allora la necessità di una Scuola, non solo strumento di formazione, ma costruttrice di un pensiero che vada al di fuori delle aule e che possibilmente arrivi a tutti gli ambiti della vita associata, perché il volontariato ha bisogno soprattutto di essere riconosciuto per quel che è, prima ancora che per quel che fa”.
Concretamente il programma di studio della Scuola comprende tre giornate di lavoro ogni due settimane, una formazione di base tenuta da volontari esperti, da psicologi e personale sanitario e, per le giovani leve, incontri formativi, colloqui e tutoraggio con supervisione delle attività. La tendenza è verso la continuità formativa.
“È un lavoro complesso e molto delicato quello del volontario – afferma Giuseppe Toro, presidente Ail Palermo-Trapani e responsabile della Scuola di Formazione – il cui ruolo è cresciuto nel tempo. Si capisce allora come tutto questo debba essere affrontato non solo spinti dalla leva umanitaria e dalla solidarietà ma supportato da una certa professionalità. Il volontariato non è più improvvisazione. Tutte le fasi del percorso di cura sono momenti cruciali e a volte spinosi, non basta essere motivati. Riteniamo che il volontario nell’attuale società, per essere pronto a compiere la sua missione, debba avere una adeguata preparazione psicologica, igienico-sanitaria oltre che scientifica”.
“Il Terzo settore è stato usato per troppo tempo come ruota di scorta, come strumento per colmare i vuoti del welfare ma, ancora oggi, spesso la politica non ascolta le sue richieste”, fa notare Marco Damilano, direttore de L’Espresso. Eppure l’Italia di domani – aggiunge – non può fare a meno del volontariato. Questo anno così drammatico in cui siamo costretti a selezionare i legami sociali, siamo stati costretti a lasciare deserti i territori, ci restituisce anche il senso dell’importanza del patrimonio costituito dal volontariato. Un valore che apre alla possibilità di sconfiggere la cultura dell’individualismo e del profitto senza limiti che ha caratterizzato questi anni”.
“E’ fondamentale che il Terzo settore esca fuori dalla nicchia in cui inevitabilmente è stato ricacciato in questi ultimi anni. Per fare questo passo in avanti è importante che ne venga riconosciuto il ruolo, solo così potrà diventare un vero modello sociale di economia e sviluppo, non alternativo alle due economie, capitalista e statalista, ma addirittura terzo pilastro economico del Paese. Un sistema economico che contribuisca alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo, il solo che porterà ad una nuova e reale crescita del nostro Paese”, sottolinea Stanislao Di Piazza, sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
“In questa era di significativi progressi – commenta Alberto Stanzione, direttore Oncologia di Pfizer Italia – coniugare l’impegno nella ricerca scientifica con progetti in grado di rispondere ai bisogni dei pazienti a 360 gradi ritengo sia fondamentale, e cooperare con chi è coinvolto in prima persona è indispensabile. Il nostro lavoro è cercare di ‘tradurre la scienza in vita’ ed è per questo che è un grande onore essere al fianco di Ail con la Scuola nazionale di formazione del volontariato che attraverso le migliaia di volontari che ogni giorno si attivano, spendono il loro tempo, le proprie risorse e capacità per permettere a tante persone malate e ai loro cari di sperare nel cambiamento più importante per loro: quello di tornare ad avere una vita normale”.

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