Aids: nuovi dati terapia a 2 farmaci ViiV Healthcare

Roma, 12 ott. (Adnkronos Salute) – Nuovi dati su una terapia anti-Hiv ‘a due farmaci’ (2DR), a base di dolutegravir più lamivudina. Ad annunciarli è ViiV Healthcare, azienda globale specializzata nell’Hiv a maggioranza Gsk, in partecipazione con Pfizer Inc. e Shionogi Limited, che ha reso noti i risultati a 3 anni degli studi di fase III ‘Gemini 1 & 2’ al congresso Hiv Glasgow 2020. I risultati hanno dimostrato che 2DR ha continuato a offrire un’efficacia non inferiore, un’elevata barriera genetica alla resistenza e un profilo di sicurezza comparabile rispetto a un regime di tre farmaci di dolutegravir più due inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTIs), tenofovir disoproxil fumarato/emtricitabina (TDF/FTC), negli adulti naïve in trattamento per Hiv-1.
“Questi dati a lungo termine confermano che i regimi a due farmaci a base di dolutegravir entrano a pieno titolo nel compendio del trattamento dell’Hiv”, ha commentato Pedro Cahn, Scientific director Fundación Huésped, professore di Malattie infettive alla Buenos Aires University Medical School e primo autore del ‘Gemini study programme’, che spiega come i benefici del regime 2DR “vanno oltre la soppressione virale. Benché i tassi complessivi di eventi avversi siano stati simili tra i bracci dello studio, abbiamo riscontrato un minor numero di eventi avversi correlati al farmaco con dolutegravir più lamivudina. A beneficio dei clinici che lo richiedevano – dettaglia – abbiamo ora evidenza che il regime a due farmaci basato su dolutegravir funziona a lungo termine nel trattamento degli adulti naïve con Hiv”.
“A livello globale, il numero di persone che vivono con l’Hiv di età pari o superiore a 50 anni è in aumento e ciò testimonia il successo della terapia antiretrovirale, che ha trasformato l’Hiv in una condizione cronica”, ha ricordato Kimberly Smith, Head of Research & development di ViiV Healthcare. “Tuttavia, vivere più a lungo con l’Hiv – ha sottolineato – può significare assumere più farmaci per molti anni e sappiamo che molti preferiscono prendere il minor numero di medicinali possibile, purché la loro infezione rimanga sotto controllo. Assistiamo a una crescente attenzione ai regimi 2DR: dolutegravir più lamivudina hanno ora mostrato una sostenuta efficacia e tollerabilità nel corso dei tre anni di trattamento, con persone in grado di mantenere la soppressione virale con meno farmaci rispetto a un regime a 3 farmaci”.
Dolutegravir più lamivudina – riferisce la nota – ha continuato a dimostrare un’elevata barriera genetica alla resistenza emergente dal trattamento. La percentuale complessiva di eventi avversi è stata simile nei bracci dello studio, con tassi inferiori di eventi avversi correlati al farmaco nei partecipanti che ricevevano dolutegravir più lamivudina rispetto a quelli che ricevevano dolutegravir più TDF/FTC (20% vs 27%). Si sono verificati quattro decessi tutti considerati non correlati al regime farmacologico in studio. I risultati dello studio – conclude la nota – hanno mostrato possibili effetti a lungo termine sulla salute delle ossa e dei reni.

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