Coronavirus: neomamme in era Covid, miraggio epidurale, paura e solitudine

Roma, 30 ott. (Adnkronos Salute) – La pandemia di coronavirus pesa anche su gravidanza e parto. Aumenta infatti il rischio di una riduzione dei controlli necessari durante i 9 mesi, legato alla paura delle future mamme di contagiarsi in ospedale. Un fenomeno più accentuato a marzo-aprile, ma che con la nuova ondata potrebbe riemergere. Le donne, poi, a causa delle misure di contenimento affrontano con maggiore solitudine le tappe normalmente condivise con il partner: ecografie, monitoraggi, visite. Ed è in solitudine anche la degenza dopo la nascita, visto che i papà, ammessi in sala parto, non lo sono per ovvie ragioni di sicurezza nelle stanze d’ospedale, come tutti i visitatori. E c’è poi la questione dell’epidurale: con gli anestesisti impegnati sul fonte delle terapie intensive, non è sempre facile accedervi. E’ il quadro del parto in era Covid, tracciato per l’Adnkronos Salute dalle rappresentati di ostetriche, ginecologi, anestesisti.
“Le future mamme – spiega Maria Vicario, presidente Federazione nazionale degli Ordini della professione di ostetrica (Fnopo) – stanno evitando di andare in ospedale, pensando che quello sia l’inferno. Si sottraggono perché pensano che ci sia più pericolo di contagio e saltano anche il controlli inderogabili, quelli dell’ultimo trimestre. Si teme di essere in pericolo nelle strutture sanitarie. Ma non è così”, assicura. “Le donne devono andare in ospedale sapendo che esistono percorsi separati: Covid free e Covid positivo. E sono sicuri. Il problema è la mancanza di informazione che va necessariamente migliorata. La donna deve sapere che prima di entrare in ospedale farà un pre-triage esterno, con tutte le protezioni necessarie e con il test per il covid. Purtroppo la disinformazione la sta facendo da padrona”.
I dati certi su questo fenomeno ancora non ci sono, “saranno forniti in futuro dal Rapporto sul certificato di assistenza al parto (Cedap) – riferisce Elsa Viora, presidente dell’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi) – La nostra impressione è che la riduzione dei controlli sia stata maggiore nella prima fase pandemica. Importante però ricordare che devono essere fatti. Nel caso di dubbio meglio confrontarsi con il ginecologo o l’osterica. Altrimenti i grandi passi che sono stati fatti in medicina perinatale negli ultimi 40 anni rischiamo di perderli”.
Viora evidenzia, in ogni caso, una maggiore solitudine delle donne: “Andare a fare l’ecografia è diventato negli anni un evento familiare, accompagnate dal partner, ma a volte anche dalla madre o da figli. Oggi invece la futura mamma deve andare da sola, così come deve andare da sola a fare il monitoraggio nel rispetto delle regole anti-Covid”.
E poi la degenza senza la possibilità di visite. “Dopo al blocco totale di marzo aprile, i papà, dopo lo screening, entrano in sala parto e le aziende ospedaliere hanno messo a punto organizzazioni che ‘ammorbidiscono’ le difficoltà”, sottolinea la presidente Aogoi.
Per quanto riguarda l’epidurale invece, ammette Flavia Petrini, presidente degli anestesisti rianimatori Siaarti, “fa parte delle cose che purtroppo, in condizione di sovraccarico degli ospedali, siamo costretti a rinunciare a effettuare. Anche l’informazione alle donne sull’epidurale, parte integrante del percorso previsto, non è facile da garantire con la riduzione delle attività ambulatoriali”.

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